Armonia delle diversità

  © foto laprimaparola

Gran Sasso tramonto. La Bella addormentata. Dal terrazzo della casa che stiamo costruendo in campagna si vede la Bella addormentata. I suoi contorni si stagliano nitidi all’orizzonte, specie al tramonto di calde giornate estive o nelle gelide ma terse giornate invernali, e lo spettacolo che ci si presenta sembra trasportarti in un’altra dimensione.

Quando per la prima volta salimmo sul colle lasciatoci in eredità, non ci soffermammo a guardare le bellezze della natura che si stendevano davanti ai nostri occhi, preoccupati a scansare i sassi del sentiero mal tracciato, a superare l’erba cresciuta troppo in fretta, a pensare che sarebbe stato bello costruirci una casa.

 Pian piano quel colle lo scaliamo pregando, dal giorno in cui il Signore ci mostrò che a dispetto delle ville lussuose dei dintorni, quella che noi non avevamo costruito era la più bella, perché le pareti le aveva costruite Lui con le sue mani: erano i monti, erano le valli, erano i pendii lussureggianti e variopinti delle aree coltivate, era il mare che, da lontano, si affacciava tra due spicchi di terra popolati di case.

Ma l’opera maestra erano quelle montagne, la Maiella e il Gran Sasso, e specie quest’ultimo che si stendeva maestoso e sereno, assumendo le fattezze di una donna addormentata, che fiduciosa si abbandona all’abbraccio del sole, dell’aria, del cielo, di tutto il creato.Abbiamo sempre pensato che fosse un pezzo unico forgiato dalla mano dell’artefice, non scomponibile, uguale da qualsiasi posto lo si guardasse.

A Prati di Tivo, dove lo scorso anno, a settembre, ci siamo recati per un breve weekend, affacciandoci alla finestra dell’albergo ci siamo trovati davanti un monte, non tanto elevato, brullo, e per la stagione che volgeva al termine, anche un po’ imbronciato, come il cielo che non si decideva a far filtrare qualche raggio di luce che lo illuminasse e lo facesse sembrare un po’ meno tetro.

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Lo stupore fu grande quando ci rendemmo conto che quello era il Corno Piccolo e che stavamo dentro il volto della Bella addormentata, quell’opera stupenda e sublime che ci aveva fatto piegare le ginocchia.

I monti, come quello che ci stava davanti, di per sé possono non dirci niente, anzi a volte sono proprio brutti, ma se li guardi da lontano insieme agli altri ti affascinano e ti parlano di potenza, di grandezza, di perfezione: ti parlano di Dio.

Così accade alle nostre storie di uomini, che, viste da vicino, sono veramente storie da poco, poco luminose, poco edificanti, poco belle ma, a guardarle da lontano, diventano meravigliose, se illuminate dalla luce che viene dall’alto.

Ma le sorprese non sono finite. Lo stesso massiccio, man mano che ci si sposta lungo la costa da sud a nord, cambia le sue fattezze assumendo l’aspetto di un uomo. Il Gigante che dorme lo si vede dalla costa teramana e lo spettacolo non è meno suggestivo.

Per questo, quando guardo la Bella addormentata, penso che, per cambiare l’aspetto delle cose, basta solo cambiare posizione.

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