38 anni insieme


Gianni
“ Prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, finchè morte non ci separi”
Ripetere questa formula, dopo 29 anni di matrimonio è stato facile, perché le parole mi sono venute da sole, sicure per averle sentite pronunciare in mille occasioni dalle altre coppie che si sposavano. Ma, quella volta, mentre le dicevo, era come se un martello pneumatico si abbattesse ripetutamente sulla testa, sul viso, sulla bocca, sulla lingua.Ogni parola aveva una forza e una potenza tale da costringermi a fermarmi meglio sui piedi, lì sotto l’altare della Chiesa di S. Giuseppe, al cospetto del Signore Dio nostro. Ogni parola mi è rimbalzata nella mente e vi si è incuneata, fissata indelebilmente. Ogni parola si è fermata nel mio cuore e vi si è stabilita per sempre.
Le ho pronunciate con la coscienza del dopo, quella che fa rivivere attimo per attimo tutta la vita, la fa scorrere alla moviola nella mente con le sue immagini più forti, ridando vita e spessore a sentimenti sepolti e dimenticati.
Nella salute e nella malattia… è stato questo il motivo del brivido inatteso e sferzante che ha attraversato la schiena e la mente quando l’ho ripetuto a distanza di tanti anni. Ma chi ci pensava alla malattia, quando ci siamo sposati? La nostra storia passa attraverso la malattia di Antonietta, che si presentò quasi subito, appena sposati. Quante delusioni, quante attese, quanti bocconi amari, nella ricerca del tesoro perduto. Non ci avevo mai pensato che potesse ammalarsi, Antonietta, una forza della natura, sana come un pesce, vitale fino allo sfinimento. E invece si è ammalata, un cavallo da corsa a cui sono state tagliate le gambe, ecco cosa era diventata, nonostante non avesse mai rinunciato a correre. Io mi sentivo impotente e non mi riusciva neanche di darle coraggio, perché la sentivo forte, più forte di me. Ma non ho mai smesso di pensare a lei, di starle vicino in silenzio, anche se alla lunga il percorso ci ha sfiancati e non eravamo più in grado di farci compagnia. Poi è arrivato il Signore, come un turbine ha spazzato via le nuvole fosche che gravavano sulla nostra vita di coppia e ci ha mostrato un pezzetto di cielo. Era azzurro, era bello, era nuovo, era pulito, e potevamo ripeterle all’infinito quelle parole. “ Prometto di esserti fedele sempre nella gioia e nel dolore nella salute e nella malattia.”

Antonietta
Fu forse la prima volta che un sentimento forte e profondo l’abbiamo consapevolmente condiviso.
Nella salute e nella malattia, furono le parole che ci fecero sentire quanto eravamo stati vicini per tutti gli anni che ci era sembrato di andare da soli. Fu come quando, arrivati sulla vetta di un’alta montagna, ti affacci insieme al tuo compagno di cordata e guardi l’abisso che ti sei lasciato alle spalle. Fino a quel momento non ci avevi pensato, tutto preoccupato ad inerpicarti attraverso sentieri stretti, sui rigidi costoni di roccia avari di appigli, ma senza mai parlare con chi condivideva con te la fatica del procedere, per non consumare energia e pensando che l’altro non ti avrebbe sentito, perché stava sopra o sotto ma mai a fianco e la paura, lo scoraggiamento, la speranza, il freddo, il caldo, la sete, la fatica, sembravano e appartenere a te solo, perché eri solo quando vedevi il vuoto davanti ai tuoi occhi, solo quando sentivi le sferzate del vento gelido e i raggi del sole accecante, solo davanti al buio senza stelle della notte. Poi arrivato alla cima, guardi il cielo sgombro di nubi, il sole che brilla luminoso senza che niente lo offuschi, guardi a fianco, e vedi il compagno che ti è di fronte e insieme ti scopri a guardare l’abisso che ti separava dalla vetta faticosamente conquistata, il monte santo dove il Signore ti ha chiamato a ringraziarlo per quei sentieri ripidi e stretti per quella roccia dura e scoscesa, per quegli appigli che Lui ti ha fornito, per attaccare la corda attraverso chi ti è stato vicino, chi ti è stato fedele nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia.
(Da “Famiglia oggi:riflessioni di coppia” del 25 gennaio 2005)

Gianni e Antonietta


Oggi, anniversario del nostro matrimonio, vogliamo rinnovare la promessa fatta l’uno all’altro 38 anni fa davanti all’altare, nella convinzione che la nostra fedeltà poggia su Dio che è fedele alla parola data.

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La meraviglia dell'inizio


Matteo 19,3-12 -In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?».
Egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina e disse: “Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne”? Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
Gli domandarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l’atto di ripudio e di ripudiarla?».
Rispose loro: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all’inizio però non fu così. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, e ne sposa un’altra, commette adulterio».
Gli dissero i suoi discepoli: «Se questa è la situazione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi».
Egli rispose loro: «Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Infatti vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre, e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca».

«Se questa è la situazione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi».
Così commentano i discepoli le parole di Gesù sull'indissolubilità del matrimonio.
Oggi non abbiamo fatto passi avanti in tal senso, perchè tanto i matrimoni non durano e vorremmo tornare indietro, quando era possibile ripudiare la propria moglie, come ai tempi di Mosè.
Con la variante che anche le donne possano fare lo stesso, altrimenti la lotta per la parificazione dei sessi sarebbe stata vana.
Il progresso da un lato ci porta avanti e dall'altro ci fa indietreggiare nello sconfinato deserto che ci separa dalla terra promessa.
Nel deserto si consumarono i tradimenti ripetuti del popolo d'Israele al Dio Creatore e Signore di tutte le cose, al Padre eterno e misericordioso, lento all'ira e ricco di grazia, allo Sposo tenerissimo e fedele verso la donna( il popolo) che si era scelto per farla sua sposa.
La capacità di amare chi non ti ama, chi ripetutamente ti tradisce, chi non ti ascolta e ti chiude la bocca condannandoti a morte è virtù divina.
L'uomo da solo non ce l'avrebbe mai fatta ad amare a prescindere, ad amare come Dio ci ha amato.
Gesù il Figlio,oltre a mostrarci il vero volto del Padre, ci ha lasciato un dono speciale: lo SPIRITO SANTO, l'AMORE fatto persona.
Attraverso i Sacramenti, sperimentiamo da un lato il perdono e la misericordia di Dio e dall'altro la grazia per agire di conseguenza.
Creati per amore, siamo chiamati all'amore.
Quale migliore occasione per fare esperienza di amore donato, quando decidiamo di unirci nel sacro vincolo del matrimonio ad una persona per tutta la vita?
Molti sposi cristiani ignorano che il dono più grande che viene loro fatto, quando si presentano davanti a Dio, il giorno delle nozze è il suo: la capacità di amare l'altro,con la GRAZIA DI CRISTO, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, per tutta la vita.
Tutto questo perchè  Dio ha affidato alla coppia il compito di narrare al mondo l'amore.
Quand'anche finissero tutte le ostie e non ci foossero più sacerdoti a consacrarle, basterebbe una coppia che si ama nel Signore per renderLo visibile a chi ancora vaga nel deserto alla ricerca della terra promessa.
Dio è il progettista della straordinaria macchina umana.
Sa di cosa abbiamo bisogno per durare in eterno.
Ascoltiamolo, perchè ci conviene.