Doni, Dono

 

 
 
Meditazioni sulla liturgia di
 giovedì della III settimana del TO anno pari
“Con la misura con la quale misurato sarà misurato a voi”(Mc 4, 24)
Questa parola sembra minacciosa , risposta alla preghiera del Padre nostro quando diciamo ( a denti stretti, per la verità): “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”.
In effetti sembra impossibile salvarsi senza l’aiuto di qualcuno più forte, potente e capace di noi, con doti soprannaturali, perchè lo sappiamo di quale pasta siamo fatti.
Infatti non credo che su questa terra ci sia persona o ci sia stata, ad eccezione di Maria, che sia esente da questa conseguenza del peccato originale, che ci ha allontanati e divisi, ci ha tolto il giardino, la relazione, che ci dava da vivere nella bellezza e nel rendimento di grazie a chi fa piovere e fa crescere.
Gesù Cristo è venuto a darci una mano, veramente è venuto a mettersi a servizio delle nostre difficoltà, inadeguatezze, incapacità o volontà debole e incostante,dando il suo corpo, tutto intero, perchè si compia ciò che è promesso.
Nell’Antico Testamento vediamo in controluce, attraverso i vari passi , la nostra storia fatta di errori e di smarrimenti, di peccato e di condanna senza appello, storia che diventa storia sacra se ci facciamo illuminare dalla luce di Cristo.
Illuminare non basta però, perchè la salvezza non può ridursi ad una fede a cui non consegua un comportamento adeguato.
Non si può vivere dicendo di avere fede, se non si è disposti ad ascoltare e fare tutto quello che Lui ci dice.
Maria alle nozze di Cana ci indica la strada da seguire per prolungare la festa e far tornare la gioia come protagonista della comunione fraterna, attorno al banchetto di grasse vivande che Dio ha imbandito sull’alto monte per tutte le genti.
I passi della Scrittura che oggi la liturgia ci propone mi hanno fatto pensare che senza Gesù non possiamo fare niente mentre  con Lui tutto è possibile.
Non a caso il Battesimo segna l’ingresso nella terra promessa, una terra da coltivare perchè ne traggano nutrimento e vita i fratelli che accogliamo nella casa , giardino che Dio ci ha ricostruito perchè ci vivessimo bene noi e i nostri parenti, amici, conoscenti e tutti quelli a cui noi per sua grazia lo concederemo.
Il Battesimo ci fa re, profeti e sacerdoti, che sembrano parole grosse e incomprensibili, che non ci riguardano.
Davide il più piccolo dei figli di Jesse sicuramente non immaginava di essere scelto per essere re, ma la sua storia ci mostra come quell’incarico attribuitogli fu, per grazia di Dio e per volontà del suo eletto, fecondo.
Nella pagina che oggi leggiamo vediamo Davide che con umiltà risponde a Dio e con l’autorità conferitagli da Dio si mette a servizio del suo progetto di salvezza per tutto il popolo.
Nel corpo mistico ognuno di noi può svolgere la sua funzione con lo spirito di un re , che non considera un tesoro geloso essere figlio di Dio, ma ne fa partecipe tutto il corpo, perchè viva e funzioni bene.
Oltre che re, il Battesimo ci consacra profeti, voce di colui che grida nel deserto: “Preparate la via del Signore!”.
Che grande responsabilità abbiamo Signore, quando apriamo la bocca!
Non ci rendiamo conto di quanto danno facciamo se prima non ci consultiamo con te o meglio se non siamo connessi con te che ci suggerisci le parole da dire!
Tu sei Parola che porta la luce e non ti possiamo tenere nascosto.
Tu ci aiuterai Signore a diventare tuoi sacerdoti, ad offrire ogni giorno, in ogni situazione, nella nostra quotidianità il nostro corpo come serbatoio d’amore che da te riceve l’acqua e il fuoco e il soffio dello Spirito per dispensarne a chiunque se ne senta attratto.
Grazie Signore di tutti i tuoi doni, che (la croce con i due bracci ce lo ricorda) sono non solo per noi ma per abbracciare tutti i fratelli ovunque dispersi, e attirarli tutti a te che sei la luce, il faro che ci porta nel porto sicuro.

” e anche a te una spada trafiggerà l’anima”

VANGELO (Lc 2,22-32)
Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Parola del Signore


“Anche a te una spada trafiggerà l’anima”

 

Ancora questa parola mi turba, ogni volta che la leggo.

 

Maria non so come si sia sentita quando l’ha ascoltata, non so se era preparata a ciò che l’attendeva, se era pienamente consapevole di ciò che comportava diventare la madre di Dio.

 

Ci capita spesso di pensare che non può succederci nulla di più di quello che abbiamo ipotizzato, vagliato, meditato nella preghiera e nell’ascolto della parola di Dio.

 

A me capita che quando le cose si mettono male penso al peggio che mi possa succedere e mi consolo pensando alla morte unica chance che ho per sopravvivere.

 

Ma qualcuno ha scritto che la morte si sconta vivendo ed è vero, perchè devi meritare quella morte che ti libera da tutte le angosce, che ti fa entrare definitivamente nel suo riposo.

 

E’ incredibile , guardandosi indietro, constatare di quante croci è cosparso il nostro cammino, tanti sì detti a denti stretti, non proprio convinti che quella fosse la strada migliore, quella che avremmo scelto per uscire indenni da una situazione.

 

Man mano che procediamo sulla via dolorosa la nostra volontà confluisce nella Sua e ringraziamo per tutte le volte che siamo stati chiamati a rispondere “Sia fatta la tua volontà “, anche se è incomprensibile, ingiusta per noi che siamo abituati a dargli consigli, perchè faccia meglio il suo mestiere di Padre, Fratello, di Sposo.

 

“Anche a te una spada trafiggerà l’anima”.

 

Ci sono morti che superano ogni umana immaginazione, quelle che ti lasciano viva,boccheggiante, ferita , sul ciglio della strada, incompresa e sola.

 

Se non ci fosse un Dio come il nostro, il Dio di cui Gesù ci ha parlato, un Dio che risponde di noi e a noi, dovremmo inventarcelo, ma non credo ne saremmo capaci.

 

Un giorno un sacerdote durante la Confessione mi chiese cosa ero disposta a dare per la salvezza dell’anima dei miei fratelli.

 

Prontamente risposi:”La vita!” ma lui subito aggiunse:”E il paradiso?”.

 

La domanda sinceramente mi lasciò spiazzata, ma la risposta fu pronta: “Il paradiso no, proprio no, perchè altrimenti non vale”.

 

Il sacerdote allora mi fece notare che Gesù dopo la morte non salì subito in cielo ma scese agli Inferi, il luogo più distante dal Padre, dal paradiso.

 

Ci sono spade che trafiggendoti l’anima schiudono agli altri e a te stesso le porte del paradiso.

 

La coppia di sposi che oggi la liturgia ci presenta mi fa tenerezza, mentre si reca al tempio a riscattare quel dono per trasformarlo in offerta.

 

Quando nacque nostro figlio non pensammo nè al dono, nè all’offerta, purtroppo.

 

Non ringraziammo nessuno e ci inventammo un’arte che è difficile da improvvisare quella di essere genitori senza aver mai fatto l’esperienza dell’essere figli. Figli di Dio.

 

Perciò abbiamo fatto tanti macelli…

Mamma

L’amore è da Dio
In questa giornata voglio ricordare la luce che si accese negli occhi di mamma, ricoverata in ospedale , quando vide la grande stella di Natale che Monica le aveva regalato.
Subito il mio pensiero andò allo spreco, perché il suo destino era segnato e di lì a poco sarebbe morta.
Monica era una ragazza che avevamo trovato per caso (oggi dico per grazia), nella frenetica ricerca di qualcuno che si occupasse di lei e ci sostituisse nei turni, che da due mesi e mezzo avevano massacrato noi tutti per alternarci al suo capezzale.
Quando la vidi, pensai che non faceva al caso nostro perché era piccola, fragile, spaesata e al suo primo incarico di questo tipo.
A mamma serviva una persona forte che la sollevasse, le desse da mangiare, la cambiasse, vigilasse su di lei per qualsiasi bisogno.
La prendemmo perchè eravamo disperate, noi figlie, pensando già a come cercare un’altra persona.
Monica le teneva la mano, le asciugava il sudore, l’accarezzava non staccando mai gli occhi da lei e, anche quando finiva il suo turno, si tratteneva come se avesse paura di interrompere il filo che la legava a mamma.
Oggi anniversario della sua morte, voglio ricordare quella luce, quella gioia, quel trasalimento che la pervase tutta, nel vedere il suo dono.
La speranza riaccesa per una vita che non si interrompe, quando ad alimentarla è l’amore.

Epifania

Quando entrai per la prima volta in quella che era la mia chiesa, non sapevo cosa avrei trovato, né subito capii l’importanza di quel gesto, l’importanza di quella parola, l’unica che mi colpì in un tardo e freddo pomeriggio invernale.
I muri bianchi e disadorni non attirarono il mio sguardo per apprezzare le opere d’arte di cui spesso le chiese sono ricolme, né mi attrasse la gente che, rada, occupava i banchi e con la quale mi mischiai, non senza pregiudizio.
Non mi distolse dai miei pensieri il loro abbigliamento, né i canti che salivano stonati dalla navata, né l’aspetto, né l’eloquio del sacerdote che celebrava la Messa.
Non fui consolata neanche dallo scambio del segno della pace, perché il mio compagno di banco nel frattempo si era assopito.
Ricordo il buio e il freddo della chiesa, ricordo le orecchie tese a non lasciarmi sfuggire una parola di tutto ciò che il sacerdote diceva, ricordo i miei occhi sgranati a riempirmi di quello scampolo di vita che bene o male veniva a popolare il mio mondo, ormai tutto vuoto e che pensavo morto per sempre, ricordo tutti i miei sensi protesi a carpire qualcosa da poter portare con me una volta che la funzione fosse finita e anche i battenti di quel luogo si fossero chiusi.
“L’uomo crede di essere Dio, ma non é Dio”.
Fu allora che il mio sguardo si posò sul crocifisso che campeggia sopra l’altare… Approdata finalmente nel porto, potevo guardare il mare in tempesta e senza paura osservare le onde che si alzavano e si inabissavano, senza che un brivido freddo impietrisse le membra ed il cuore. Potevo nuotare nel mare calmo della mia Chiesa, incurante che l’acqua bagnasse i capelli, che la testa non rimanesse sospesa sopra la vita, che sola fluiva all’interno di quell’oceano che mi aveva scoperto le sue meraviglie.
Quel Dio per tanti anni cercato nei libri, nelle dispute dotte, nella profondità dei cieli infiniti, l’avevo trovato nel mio limite, finalmente accettato, nel mio consapevole bisogno d’aiuto.
Era il 5 gennaio del 2000

Doni

Una simpatica leggenda natalizia narra che tra i pastori che accorsero la notte di Natale ad adorare il Bambino ce n’era uno tanto poverello che non aveva proprio nulla da offrire e si vergognava molto.

Giunti alla grotta, tutti facevano a gara a offrire i loro doni. Maria non sapeva come fare per riceverli tutti, dovendo tenere in braccio il Bambino.

Allora, vedendo il pastorello con le mani libere, prende e affida a lui Gesù. Avere le mani vuote fu la sua fortuna e, su un altro piano, sarà anche la nostra.

“Quando non abbiamo niente da portare, è allora che portiamo Cristo nella sua interezza”

pastorello Gesù

L’arcobaleno, dono per tutti

domenica 12 gennaio 2014

L’arcobaleno: dono per tutti

 

 

Quando Emanuele, il nostro nipotino di 5 anni,  in prossimità del Natale, mi disse che Gesù veniva a portarci l’arcobaleno ho pensato che non avesse capito un granchè del Vangelo.

 

Del resto non era stato con me, come Giovanni, il fratello più grande.

 

A lui non avevo potuto raccontare prima di addormentarsi le storie di Gesù, nè sembrava interessato ad ascoltarle da chichessia, amando stare in silenzio ed osservare.

 

Nei suoi disegni però avevo notato che non mancava  mai un arcobaleno e un cuore. 

 

 

A Sacrofano, dove siamo andati in vacanza, ho avuto la conferma che i bambini sono profeti, perchè siamo entrati nell’arcobaleno dell’amore di Dio, della sua nuova ed eterna alleanza, quella che sostiene e dirige il nostro cammino di sposi, di presbiteri, di consacrati, di famiglia’  rendendolo felice e fecondo.
Il primo  lo abbiamo trovato attaccato alla porta della nostra camera.

 



 e poi moltiplicati nelle case illuminate dal Sole, nell’icona del convegno…

 



 li abbiamo visti uscire dalle plafoniere della grande sala….

 incollati ai pilastri…


Sul quaderno degli esercizi

 nel segno che ci è stato donato



nel canto di un’adorazione eucaristica del tutto speciale



 nelle famiglie lì convenute






nella parola ascoltata , letta e meditata




 Ci abbiamo camminato sopra

 
l’abbiamo visto spuntare nella tenerezza di un abbraccio

nella forza della preghiera coniugale


 Nell’Ostia bianca che forava la notte



Nel tenero abbandono di un bimbo sulla spalla del padre


nella gioia del pastore che si univa al canto dei bambini

 


E sarà festa grande quella a cui siamo chiamati, festa di nozze eterne, di eterna gioia, come ha concluso don Renzo Bonetti con l’ultimo intervento.

 

Noi non abbiamo potuto che gioire, perchè nei laboratori proprio di questo avevamo parlato ricordando il disegno profetico di Giovanni riportato qui sotto, dove nella grande casa trovano tutti accoglienza, anche i più piccoli, come lui che si è disegnato come tredicesimo apostolo per festeggiare le nozze con lo Sposo.

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma a spiegare tutto meglio di me è venuto provvidenziale il video che don Renzo ha gentilmente donato a tutti.

Luce delle Nozze dono per tutti



 

Una mattina con Giò

Questa mattina è venuto Giovanni a farci compagnia, mi viene da dire adesso, ma solo qualche ora fa avrei detto che non bastava prendermi cura di Gianni, c’era anche lui che sarebbe arrivato puntuale alle 8.

Avevo fatto appena in tempo a rubarmi una Messa alla Cappellina dell’Ospedale, che non è cosa da poco, specie in certi frangenti.

La scuola è chiusa e alle 10 deve essere portato dalla pediatra per il certificato di buona e sana costituzione fisica, visto che a giorni partirà per la sua prima vacanza di branco.

Dicevo che la giornata si presentava difficile, dopo una notte di insana follia per via dei dolori che mi si sono attaccati anche al cervello.

Non sapevo come occuparlo e d’altra parte avevo bisogno estremo di aiuto.

Gli ho messo in mano il piumino della polvere e l’ho pregato di aiutarmi, perchè il nonno, con la gamba ingessata non può farlo per un po’.

Ha preso l’incarico come un mandato e senza battere ciglio si è fatto tutte le camere non senza sacrificio e fatica, visto che non è abituato.

Mentre lo vedevo portare a termine il servizio con tanta accuratezza mi è balenata l’idea di ricompensarlo in qualche modo, ma subito ho scacciato dalla mente la tentazione.

Avevo letto che i bambini non vanno pagati se danno una mano in casa.

Giovanni mi ha letto nel pensiero e mi ha detto, spiazzandomi:” nonna non voglio essere ricompensato per quello che sto facendo, perchè è “un amore”, vale a dire “un onore”.

“Qualcuno me l’ha suggerito”, ha aggiunto, quando ha visto nei miei occhi brillare una lacrima di commozione.

«Perfino i capelli del vostro capo sono contati;non abbiate timore:voi valete di più di molti passeri!»(Mt 10,30-31), era l’antifona alla Comunione.