Il testimone

Egli darà testimonianza di me; e anche voi date 
testimonianza”(Gv 15,26-27)
Oggi Gesù ci dà una bella e una brutta notizia. La bella precede e segue la brutta. Il vangelo bisogna leggerlo tutto per capirci qualcosa, altrimenti è la fine e ci perdiamo il meglio, il bene per noi.
Quando ero piccola chissà perchè di Dio mi comunicarono solo i precetti e il castigo che ne sarebbe conseguito qualora non avessi obbedito.
La cosa più bella e straordinaria della nostra fede è proprio quell’affermazione di Gesù che dice” Da soli non potete fare nulla” cosa che ho fatto fatica a far diventare mia.
Proprio ieri riflettevo sul fatto che la fede si rafforza man mano che aumenta la consapevolezza dei nostri limiti, ma ancora di più quando ti rendi conto che non sono i limiti che ti portano a Dio quanto le potenzialità che Dio ci ha dato, la vita che ci ha donato, il suo amore senza misura.
Il limite quindi è che non possiamo vivere senza di Lui, lontano da Lui, perchè dipendiamo in tutto e per tutto da Lu”i.
” Perfino i capelli del vostro capo sono contati” è scritto, come anche” Non potete aggiungere ai vostri giorni neanche uno, i vostri giorni sono tutti contati”.persecuz
Così l’età, man mano che avanza, ci fa prendere coscienza che niente è scontato, perchè è scontato che tutti invecchiano e prima o poi muoiono, ma quando succede agli altri, però!
La conquista che poi è grazia, dono di Dio è percepire quell’essere ogni giorno creati, fatti, argilla nelle mani dell’eterno e perfetto artista, che di noi vuole fare un vaso il più possibile capiente per contenere la sua grazia.
Oggi la liturgia ci propone alla riflessione una promessa che è associata ad una profezia non tanto piacevole per le nostre orecchie.
Saremo perseguitati, uccisi nel Suo nome. E questa non è una bella prospettiva.
Di cosa abbiamo bisogno quando accadranno tutte le cose che Gesù ha anticipato ai suoi discepoli e quindi anche a noi che gli abbiamo detto di sì?
” Rimanete nel mio amore” dice Gesù in un altro passo.
Lo Spirito(l’amore di Dio) sarà il testimone nei momenti di tribolazione, di sconforto, di paura, di lotta per portare avanti il suo nome.
Che significa che sarà il testimone?
Che Lo Spirito ci confermerà nella fede in Colui che ha dato tutto per i nostri peccati, fede in Gesù che è venuto a mostrarci l’amore del Padre, fede nel Padre che ci ha ripreso nella sua casa per il sacrificio, dono del Figlio, fede nell’Amore che ci ha lasciato perchè non facessimo i salti mortali per ritrovarlo, dopo che è asceso al cielo.
E’ Lui che è sceso, non noi che dobbiamo salire, non dobbiamo costruirci nessuna torre, nessun grattacielo per assaporare quanto è consolante, confortante, vivificante vivere sempre in Lui per Lui e con Lui.

Shalom!

misericordia
Meditazioni sulla liturgia 
di domenica della II settimana di Pasqua anno C
domenica della Divina Misericordia
Letture: At 4,32-35; Sal 117; 1 Gv 5, 1-6; Gv 20, 19-31
” Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto” (Gv 20,29)
Oggi la pagina del vangelo ci parla di pace, quella che Dio ci dona con il suo perdono e quella che dobbiamo portare ai fratelli, condividendo con loro tutto ciò che abbiamo e che siamo.
Negli Atti si dice che i primi cristiani erano un cuor solo e un’anima sola, che mettevano tutto in comune e nessuno era bisognoso.
Gli effetti della pace di Cristo, del suo sacrificio all’inizio erano evidenti nella vita delle prime comunità che riconoscevano i cristiani da come si amavano.
Ma come avvenne con il peccato originale che divise gli uomini e li rese nemici così avvenne dopo che passarono gli anni e “quell’amatevi come io vi ho amato” fu sempre più difficile da veder realizzato.
Forse tutto dipende dal fatto che quanto più la comunità si estende e si moltiplica tanto più il pericolo di disaccordo aumenta a causa di una incapacità di far comunione a distanza.
Se guardiamo quello che oggi i mass media ci mostrano, le immagini del teleschermo o dei tanti dispositivi che la tecnolgia mette a nostra disposizione, sembra che i cristiani siano in via di estinzione, perchè ne ammazzano tutti i giorni qualcuno o tanti e noi stiamo a guardare.
Noi che, se andiamo a messa, non ci dobbiamo preoccupre se torneremo vivi a casa, ma se facciamo in tempo a cuocere la lasagna, se c’è il sole per farsi una passeggiata, se…
Il sangue dei martiri è il concime della nostra fede, come lo è stato quello di Cristo.
Ne sono certa anche perchè sperimento ogni giorno, nella mia quotidiana “follia” di sfidare qualunque ostaolo per rubarmi una messa,  che ci sono tanti santi che camminano in mezzo a noi, tanti Gesù che ci mostra le sue ferite accettate, accolte, offerte con e per amore.
Quanti crocifissi nelle messe dei giorni feriali, quanti nei giorni festivi, gente che ha rinvigorito la fede attraverso la sofferenza.
Piccoli resti di un popolo in cammino, ma radicati in Cristo Gesù, testimoni viventi della sua resurrezione nella serenità e nella gioia che comunicano i loro volti, quando sediamo alla stessa mensa, quella eucarisctica, e ci raccontiamo quello che abbiamo visto e quello che il Signore ogni giorno ci dona per continuare il cammino alla volta della terra promessa.
Mi viene in mente l’immagine dei 9 ettari di terra che abbiamo ereditato, incolti da circa 40 anni, terra un tempo fertile e ridente, ora tana di serpi e di insetti velenosi dove abitano cinghiali e animali non proprio accoglienti.
Ho pensato al giardino in cui Dio mise Adamo, e poi Eva, un giardino che avrebbe dato a loro e ai loro discendenti la vita se l’avessero coltivato, se si fossero presi cura di quel paradiso, se avessero accettato di seguire le istruzioni del suo Creatore, Custode di quel bene che l’Amore non poteva rinnegare.
Ma il peccato ha trasformato il giardino , la terra all’uomo affidata in un covo di lupi, in una spelonca di ladri.
Penso ad Abramo a cui il Signore disse di lasciare la sua terra, di uscire da quel suo tranquillo e sicuro rifugio e andare verso un’altra terra sconosciuta dalla quale avrebbe tratto nutrimento lui e la sua numerosa discendenza.
Abramo credette contro ogni speranza e s’incamminò fidandosi ciecamente della parola di Dio e  vide il frutto del suo sacrificio, del sì a Dio che è fedele per sempre e non viene mai meno alle sue promesse.
Il Signore, aiuta anche noi  in questo percorso alla volta di terre da dissodare, da rendere feconde attraverso la fede, la speranza e la carità che sono doni dello Spirito, doni che Gesù ci ha lasciato, soffiando sulla sua Chiesa.
Quante terre incolte troviamo sul nostro cammino, quanti rovi, quante spine, quanti intralci, pericoli, inconcontriamo addentrandoci nel cuore ferito dei nostri fratelli, quelli di cui dobbiamo rispondere, di cui dobbiamo prenderci cura per renderli fecondi!
Imparare l’arte del contadino è l’unica strada per essere in grado di trasformare la valle di Acor in porta di speranza, permettendo a Dio di trasformare la nostra storia in storia sacra dove la meraviglia dell’inizio è garantita da quel saluto che oggi ci apre il cuore”Shalom!”
” A chi rimetterete i peccati saranno rimessi” dice il Signore, perchè siamo stati perdonati da Lui, tornati ad essere quel giardino che Lui continua a custodire e di cui continua a prendersi cura.
Grazie Gesù di tutto quello che hai fatto e continui a fare per noi. Grazie perchè eterna è la tua misericordia!

Doni, Dono

 

 
 
Meditazioni sulla liturgia di
 giovedì della III settimana del TO anno pari
“Con la misura con la quale misurato sarà misurato a voi”(Mc 4, 24)
Questa parola sembra minacciosa , risposta alla preghiera del Padre nostro quando diciamo ( a denti stretti, per la verità): “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”.
In effetti sembra impossibile salvarsi senza l’aiuto di qualcuno più forte, potente e capace di noi, con doti soprannaturali, perchè lo sappiamo di quale pasta siamo fatti.
Infatti non credo che su questa terra ci sia persona o ci sia stata, ad eccezione di Maria, che sia esente da questa conseguenza del peccato originale, che ci ha allontanati e divisi, ci ha tolto il giardino, la relazione, che ci dava da vivere nella bellezza e nel rendimento di grazie a chi fa piovere e fa crescere.
Gesù Cristo è venuto a darci una mano, veramente è venuto a mettersi a servizio delle nostre difficoltà, inadeguatezze, incapacità o volontà debole e incostante,dando il suo corpo, tutto intero, perchè si compia ciò che è promesso.
Nell’Antico Testamento vediamo in controluce, attraverso i vari passi , la nostra storia fatta di errori e di smarrimenti, di peccato e di condanna senza appello, storia che diventa storia sacra se ci facciamo illuminare dalla luce di Cristo.
Illuminare non basta però, perchè la salvezza non può ridursi ad una fede a cui non consegua un comportamento adeguato.
Non si può vivere dicendo di avere fede, se non si è disposti ad ascoltare e fare tutto quello che Lui ci dice.
Maria alle nozze di Cana ci indica la strada da seguire per prolungare la festa e far tornare la gioia come protagonista della comunione fraterna, attorno al banchetto di grasse vivande che Dio ha imbandito sull’alto monte per tutte le genti.
I passi della Scrittura che oggi la liturgia ci propone mi hanno fatto pensare che senza Gesù non possiamo fare niente mentre  con Lui tutto è possibile.
Non a caso il Battesimo segna l’ingresso nella terra promessa, una terra da coltivare perchè ne traggano nutrimento e vita i fratelli che accogliamo nella casa , giardino che Dio ci ha ricostruito perchè ci vivessimo bene noi e i nostri parenti, amici, conoscenti e tutti quelli a cui noi per sua grazia lo concederemo.
Il Battesimo ci fa re, profeti e sacerdoti, che sembrano parole grosse e incomprensibili, che non ci riguardano.
Davide il più piccolo dei figli di Jesse sicuramente non immaginava di essere scelto per essere re, ma la sua storia ci mostra come quell’incarico attribuitogli fu, per grazia di Dio e per volontà del suo eletto, fecondo.
Nella pagina che oggi leggiamo vediamo Davide che con umiltà risponde a Dio e con l’autorità conferitagli da Dio si mette a servizio del suo progetto di salvezza per tutto il popolo.
Nel corpo mistico ognuno di noi può svolgere la sua funzione con lo spirito di un re , che non considera un tesoro geloso essere figlio di Dio, ma ne fa partecipe tutto il corpo, perchè viva e funzioni bene.
Oltre che re, il Battesimo ci consacra profeti, voce di colui che grida nel deserto: “Preparate la via del Signore!”.
Che grande responsabilità abbiamo Signore, quando apriamo la bocca!
Non ci rendiamo conto di quanto danno facciamo se prima non ci consultiamo con te o meglio se non siamo connessi con te che ci suggerisci le parole da dire!
Tu sei Parola che porta la luce e non ti possiamo tenere nascosto.
Tu ci aiuterai Signore a diventare tuoi sacerdoti, ad offrire ogni giorno, in ogni situazione, nella nostra quotidianità il nostro corpo come serbatoio d’amore che da te riceve l’acqua e il fuoco e il soffio dello Spirito per dispensarne a chiunque se ne senta attratto.
Grazie Signore di tutti i tuoi doni, che (la croce con i due bracci ce lo ricorda) sono non solo per noi ma per abbracciare tutti i fratelli ovunque dispersi, e attirarli tutti a te che sei la luce, il faro che ci porta nel porto sicuro.

INCONTRI

“Il Signore tuo Dio in mezzo a te è un salvatore potente” ( Sof 3, 17)
Questa mattina voglio riflettere sulla gioia che nasce dall’incontro tra due persone.
Ieri e oggi viene riproposto lo stesso passo di Luca sulla visitazione di Maria alla cugina Elisabetta.
Protagonista è la gioia dell’incontro, il riconoscere la presenza del Signore ed esultare.
“Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo”
A riconoscere Gesù quindi non fu Elisabetta ma Giovanni, il precursore, prima ancora che venisse alla luce.
Giovanni comunica la sua gioia alla madre che fu piena di Spirito Santo.
E’ lo Spirito Santo infatti che poi suggerisce ad Elisabetta parole di benedizione e di giubilo per la presenza di Dio in mezzo a loro.
Un Dio nascosto che si rivela quando si riconosce la sua voce, quando emerge dalla memoria la meraviglia dell’inizio, nostalgia di un oceano che eri abituato a solcare, senza paura, di un giardino che il Signore ha custodito e coltivato per te, da quando te ne sei allontanato.
Penso che l’esperienza di incontri particolari che ti fanno balzare il cuore nel petto, li facciamo un po’ tutti, anche se la fretta spesso ce li fa dimenticare.
Sono incontri che ti fanno stare bene, incontri in cui presente passato e futuro diventano un punto luminoso di pace, di gioia di amore condiviso.
Il tempo degli amori giovanili è passato e io pensavo che alla mia età il trasalimento del cuore, la commozione nell’incontro degli sguardi, nelle strette di mano, nel calore della vita che fluisce dalle parole  non mi sarebbero più toccati.
“Ormai sono vecchia” sono solita dire e non mi aspetto le sorprese di Dio, le sue incursioni in normali giornate di fatica e di servizio, di svago e di lavoro.
Non me l’aspettavo sabato, quando abbiamo deciso di non andare a fare rifornimenti per la settimana nelle cattedrali del consumismo, i supermercati dove trovi tutto quello che vuoi e anche quello che non sai di volere.
Siamo andati al mercato che si tiene ogni sabato in un paese che è il prolungamento della città in cui noi viviamo.
Un mercato con tante bancarelle dietro le quali il volto, il sorriso, la stretta di mano si fa storia che ti parla in modo più eloquente della merce esposta.
Ogni volta che ci andiamo il cerchio si allarga e si moltiplicano i sorrisi, anche se non compriamo niente, ma non lesiniamo il tempo per stare un po’ con chi aspetta che qualcuno si fermi.
Io li chiamo i luoghi del cuore, scintillanti di giorni che sarebbero senza senso, senza la pace che ti lasciano certi incontri, senza il desiderio di tornare per condividere ciò che Dio  dona ogni giorno ogni mattina, a tutti.
La cosa che più mi piace è portare senza farmene accorgere le persone a vedere il bello e il buono in quello che hanno, che a loro capita.
E’ come se aiutassi le persone a ritrovare ciò che hanno perso.
La gratitudine e la gioia nei loro volti è il segno che la messa non è finita, quella a cui partecipiamo prima di fare le nostre escursioni in quel mondo che sembra tagliato fuori dal tempo.
Voglio ringraziare il Signore perchè fa nuove tutte le cose quando lo porti nel cuore.

” Maschio e femmina li creò”

Sfogliando il diario….
 
“Voi siete un dono dello Spirito alla Chiesa” ha detto S.E.Mons.Enrico Solmi, all’inizio della messa conclusiva del convegno ” Maschio e femmina li creò” (Gn 1,27) , indetto dalla C.E.I. a Bagni di Nocera Umbra(Pg) dal 23 al 26 aprile 2014, rivolgendosi alle coppie in tante lì convenute.
 
Un brivido di piacere mi ha percorso la schiena, un fremito di commozione mi ha inumidito gli occhi, perché mai mi ero sentita così gratificata da quello che sembrava ad una considerazione superficiale ed affrettata, un saluto scontato, condito di belle parole.
 
Il Vescovo di Parma, Presidente della Commissione Episcopale Famiglia e Vita, aveva esordito dicendo che, alla fine di un convegno di quella portata non si sentiva di aggiungere niente di più e di meglio, perché tutto era stato detto nella forma e nella sostanza, considerando sia la qualità dei relatori sia gli argomenti trattati.
 
Come i discepoli di Emmaus man mano gli occhi ci si sono aperti e lo abbiamo riconosciuto nella consapevolezza del limite che apre le porte all’altro, e ti rende capace di accogliere lo Spirito di Cristo nella sua interezza.
 
Dopo aver ricevuto il mandato “Andate in tutto il mondo e portate il Vangelo ad ogni creatura“, parole dette da Gesù, come recita il Vangelo di Marco (Mc 16,9-15) letto sabato prima di ripartire, era naturale rispondere
“Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato”.(At 4,20) .
Tutti quelli che, come noi, avevano avuto la grazia di stare lì in quei tre giorni di passione e di fatica, di mortificazione della carne e di appagamento dello spirito, nell’apertura della mente e del cuore all’annuncio della buona notizia dell’amore che salva, avrebbero sottoscritto quelle parole.
 
Che la differenza sessuale parte da una mancanza, da un limite che nella relazione con l’altro diventa feconda, non mi era mai stato così chiaro.
Gesù, il figlio di Dio la scelse come opportunità imprescindibile per trasformare l’amore umano in cosa divina.
Suor Benedetta, commentando il Cantico dei Cantici, nelle lodi del mattino ci aveva fatto volare mostrando nell’amore umano le sublimità dello Spirito.
 
Sulla via del ritorno ripensavamo al commiato di mons.Solmi, “Vi ringrazio perchè siete un dono dello Spirito alla Chiesa”..parole che ci hanno confortato e fatto paura,che rimandavano ad un impegno doveroso, serio e imprescindibile, mentre la strada tortuosa che ci aveva portato a fonte Angelica “Le terme del Papa” ce la lasciavamo alle spalle.
 
La prima volta che la percorremmo mi colpirono le case distrutte dal terremoto, la vita che attorno a quelle case stava lì risorgendo, nei numerosi cantieri aperti per ricostruirle.
 
Mi tornavano in mente quelle macerie e le associavo a quelle che hanno spesso offuscato il dono dello Spirito del nostro matrimonio, alla nostra casa di oggi che fa acqua da tutte le parti, casa con tante crepe, spifferi, piccoli e grandi, ma una casa dove volevamo tornare per condividere quello che c’era nell’intimità di quel luogo che ci continua a dare sicurezza, ci accoglie ci mette al riparo da tante insidie.
 
Pensavo che affidare a noi l’annuncio, coppia avanti negli anni, con tanti problemi fisici e relazionali irrisolti, era pura follia e a noi sembrava di usurpare un ruolo, un’identità che eravamo lontani dall’avere.
 
Noi, coppia senza bollino, tra tante famiglie più giovani, più preparate, più entusiaste, fiori dei campi in primavera, avevamo carpito qualcosa che non ci apparteneva, perché eravamo ancora e forse per sempre incapaci di comunicare, sentirci un cuor solo e un’anima sola.
 
Coppia “sgarrupata” che si era rubata e continuava a rubarsi frammenti di paradiso.
 
Ma le parole di Gesù erano inequivocabili e nascevano in un contesto di incredulità. Nessuno infatti nel Vangelo di Marco, pur avendolo incontrato, credeva che fosse risorto dei morti.
 
Ci siamo ricordati il dialogo che Gesù ha con Pietro: “Mi ami tu più di costoro?” Per tre volte la stessa risposta umile e contrita: “Lo sai Signore che non ne sono capace. Ti amo come so amare .”
Per tre volte lo stesso mandato: “Pasci le mie pecore”.
 
“Lo sai quanto siamo imperfetti, quant’è piccolo il nostro amore” avremmo risposto.
 
Eppure la parola di Dio la riconosci quando ti fa fare un sussulto, perché lo vedi lo tocchi, lo senti e nelle sue piaghe riconosci le tue.
 
“Si Signore ti diamo il nostro piccolo amore, i nostri vasi sbrecciati, lesionati, informi.
Riempili, continua a riempirli con parole di vita, 
Manda il tuo Spirito per moltiplicare le nostre deboli forze 
e portare al mondo la bellezza dell’essere sposi 
maschio e femmina, 
limitati,
bisognosi l’uno dell’altro.
Con la nostalgia dell’inizio impressa nel cuore.
La meraviglia dell’appartenenza l’uno all’altro
 in te 
nostro Signore e nostro Dio.”

Novena di Pentecoste

 

Io non amo le novene, perchè mi piace pregare quando come e dove voglio.
Vale a dire sempre.

Eppure il Padreterno anche questa volta ha cercato di farmi cambiare idea, dando inizio alla novena di Pentecoste il 3 giugno in ospedale, dove è stato ricoverato d'urgenza Gianni, per la frattura della tibia e una brutta infezione alla ferita che nel giro di tre giorni si era paurosamente estesa.

Forse avremmo dovuto cominciarla il martedì, quando è caduto e al Pronto Soccorso gli avevano dato 5 giorni di prognosi escludendo qualsiasi frattura.
Ma in quei tre giorni abbiamo invano cercato rimedi umani (qualcuno che gli facesse una radiografia, un medico che lo visitasse, una persona che gli desse un consiglio per non impazzire dal dolore senza ripassare dal famigerato Pronto Soccorso).
Ma si sa che nei prefestivi e nei festivi non ci si può ammalare.
Il fatto è che era intrasportabile e con il codice bianco c'è il rischio che lì  ci passi le ferie senza venire a capo di nulla.
Dicevo che solo venerdì, 3 giugno, inizio della Novena, ho preso coscienza che senza l'aiuto dello Spirito Santo non ne saremmo usciti vivi.
Così si è messa in moto la macchina della solidarietà e abbiamo contemplato le meraviglie del Suo amore.

Ieri Gianni  è tornato a casa con la gamba ingessata fino all'inguine, che per 40 giorni non potrà poggiare a terra.

A casa non basta suonare il campanello perchè venga un'infermiere o un medico, nè aspettare all'ora fissata  che venga qualcuno a portarti la colazione o a pulirti la camera.

Guardo le due sedie a rotelle, i tre bastoni, il mio deambulatore, la casa stravolta e penso a cosa s'inventerà questa volta il Signore per venire in nostro aiuto.
Egli ci ha chiamato in questi quarant'anni di matrimonio a condividere gioie e dolori, mettendo alla prova la nostra fedeltà nella salute e nella malattia.

Oggi, vigilia di Pentecoste, nella comune incapacità di provvedere a noi stessi e all'altro siamo chiamati insieme a invocare con più forza lo Spirito, perchè capiamo su CHI dobbiamo contare, di CHI ci dobbiamo fidare e a CHI ci dobbiamo affidare.

VENI  SANCTE SPIRITUS
VENI PER MARIAM

 

Non vi lascerò orfani


 (Gv 14,15-21)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.
Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.
Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

" Non vi lascerò orfani"
Che bella parola quella chei ci presenta la liturgia odierna!
Gesù ci rassicura, dicendoci che non ci lascerà orfani, che ci manderà un altro consolatore.
Se è vero quello che dice, e chi l'ha incontrato non ha dubbi, i fortunati siamo noi che possiamo godere della sua presenza sempre, non dovendo arrampicarci sugli alberi, precederlo sull'altra riva, affrontare la fatica di tre giorni di viaggio per mangiare dopo averlo ascoltato.
Gesù ci promette un servizio 24 ore su 24, perchè in qualsiasi momento lo possiamo chiamare, invocare, pregare.
Ma ciò che è più importante essere nutriti del pane e della parola.
Grazie Gesù per questo incommensurabile dono che ci hai lasciato, dono per tutta la vita e oltre, grazie perchè abbiamo bisogno di chi ci consoli nel dolore, nei fallimenti, nella fine di quanto abbiamo di più caro.
Scendi con potenza, Signore, su tutti gli uomini, fà che ognuno percepisca quanto sia importante fidarsi di te, quanto sia dolce lasciarsi amare da te.