S.Andrea

 
Seduta all’ombra di un improvvisato riparo
Nel silenzio ovattato di questa mattina d’estate
Guardo il mare disteso davanti ai miei occhi.
 
Il cielo
Sgombro di nubi
Comprime la massa liquida e chiara
Lontano, sull’orizzonte
Le barche si mettono in fila.
 
Uno sparo improvviso interrompe l’attesa.
 
Lo scafo
Vicino alla riva
Guizza rapido, lasciando la scia
Un aereo, in cielo, risponde
Ma di lui
Solo il solco si vede.
 
L’orizzonte pian piano si muove.
 
Sempre più affollata la linea,
A stento
Regge le imbarcazioni.
Tante, troppe, per non ricordare.
La festa di S. Andrea
Trentacinque anni fa 
 
Il vento comincia a soffiare,
Ma la gente non se ne cura.
Sta passando la processione.
 
Una folata più impertinente
Arruffa e scompiglia i capelli
 
Riemergono mescolate agli spari
Le parole di Gianni.
 
Quando mi chiese di diventare sua moglie
Le barche avevano cominciato a sfilare
Mentre io rimanevo stupita
Che proprio a me avesse pensato.
 
Quel giorno non seguii le sagome nere
Che si muovevano lente
Sulla linea dell’orizzonte,
 
Il mio tempo
Fu allora che si fermò.
 
A fissare i piccoli e grandi velieri che,
Passando
S’inabissavano
 
Trasportavano
Non la statua del santo
Ma i miei tanti idoli infranti
 


Mentre guardo la processione
Colgo ciò che è scampato al naufragio
29 luglio 2001
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