” Ecco io vengo a fare la tua volontà”(Eb 10,9)

SFOGLIANDO IL DIARIO…
24 gennaio 2017
martedì della II settimana del TO

” Ecco io vengo a fare la tua volontà”(Eb 10,9)

Non è facile Signore pronunciare queste parole senza aver sentito il beneficio della tua presenza, della tua vicinanza, del tuo aiuto.
Bisogna averti incontrato e averti frequentato, aver visto cambiare i connotati alla vita, alle giornate, alle relazioni.
Solo chi ha ricevuto la grazia di appartenerti è in grado di rispondere come tu hai risposto alla richiesta del Padre.
“Un corpo mi hai dato…e ho detto io vengo a fare il tuo volere”.

“Quando le tue parole mi vennero incontro, le divorai con avidità….Perché il mio dolore è senza fine e la mia piaga incurabile non vuole guarire?
Tu sei diventato per me un torrente infido, dalle acque incostanti.”dice Geremia.
Quanta verità scopro nelle sue parole !
C’è stato un tempo in cui tu mi hai corteggiato e mi cospargevi la strada di fiori, un tempo in cui mi faceva tremare il soffio del vento e il primo cinguettio degli uccelli, un tempo in cui ti rendevo grazie per ogni respiro, per ogni battito d’ali.
La meraviglia dell’inizio!
La gioia prendeva il sopravvento sul dolore e a quello che mi veniva tolto subentravano doni di gran lunga più appaganti, belli, insperati.
Oggi tutto questo è solo un ricordo, oggi che passo il tempo a tamponare dolori che come spade s’infilano nella mia carne, oggi che la casa è diventata silenziosa e e gli uccelli hanno smesso di cantare e i fiori di abbellire il mio giardino e i bimbi di mostrarmi i tesori del regno.
Me ne sto qui sulla mia sedia avvoltolata dalle coperte, per ripararmi dal freddo, senza muovermi per paura di farmi più male, a difendermi dagli attacchi di un nemico subdolo e insistente, che senza posa giorno e notte attenta alla mia vita che amo sempre meno.
Cosa dirti o Dio che non ti abbia già detto? o cosa scriverti che non ti abbia già scritto?
Ti ho cantato poemi d’amore, a te ho reso grazie ogni giorno, tu eri la mia luce, il mio faro, tutto.
E poi arrivano giorni in cui non c’è niente più da desiderare, da amare, perchè c’è il vuoto intorno a me.
Sono qui, mi vedi, a cercare ancora parole per esprimere la malinconia di chi vede solo il sepolcro come luogo dove riposare.
A che scopo mi hai abbandonato? Perchè mi hai sedotto con le tue lusinghe?
Ricordo i sacchi di scintillanti di cui facevo incetta, frammenti di arcobaleno, guizzi di luce su bolle di rugiada, un sacco che riaprivo ogni volta che la vita mi costringeva a brusche frenate.
E ora che la sosta è più lunga non ci sono più usignoli che mi cantino la ninnananna, nè vagiti di bimbo che mi illuminino gli occhi, l’aratro è fermo come il torrente che più non gorgoglia soffocato dal ghiaccio.
In TV sfilano le bare delle vittime di grandi tragedie, pochi i sorrisi e gli abbracci dei sopravvissuti.
Nel fiume del tempo la morte porta via la vita e io mi chiedo se ti ho sognato.
Se eri tu quello che mi ha guidato attraverso valli tenebrose con il canto nel cuore, se eri tu che ogni volta riaccendevi la speranza e mi metteva le ali.
Non ti trovo più negli anfratti dei fossi, nei nascondigli di questa vita disastrata.
Quando penso che è finita eccoti a darmi quel poco d’acqua che mi serve per non morire, ma insufficiente per amare questo dolore, questa malattia, questo handicap, questo silenzio, questo deserto senza fine.
Quando dovrò attendere per incontrarti di nuovo?
Non mi dire che anche questa notte verrai a trovarmi sotto le vesti di un dolore che non si misura, un dolore che non trova antidoti, che non può trasformarsi nè in lamento nè in preghiera, un dolore che ti paralizza la mente e il cuore e ti fa desiderare solo di morire.

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LO SPOSO

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Dinanzi a me hai preparato una mensa
e il mio calice trabocca. (Sal 23,5)
Questo mistero è grande Signore.
Come potremmo viverlo senza il tuo Spirito? Lo Spirito che ci illumina, ci istruisce, ci guida, ci svela il mistero e ci fa vivere dentro il mistero, ci separa dal mondo continuando a vivere nel mondo e ci rende partecipi della tua redenzione.
Signore mio Dio veramente tu sei un Dio generoso perchè hai dato all’uomo, tua creatura la possibilità, la capacità di vivere intimamente unito a te, rendendolo partecipe di tutto quanto è tuo.
La tua bellezza, la tua bontà, la tua mitezza, la tua umiltà, la tua misericordia, la tua giustizia, il tuo tempo, i tuoi desideri, il tuo potere, tutto hai trasfuso in noi perchè fossimo degni di vivere il paradiso.
Qui su questa terra ci anticipi i segreti del regno, ma noi non siamo mai sazi, mai contenti, vorremmo che questi sprazzi di luce, questi momenti di beatitudine e di pace durassero un po’ di più e invece tu ti affacci, ti mostri un momento, e poi fuggi, ti nascondi sì che ci rimane solo la nostalgia e il desiderio che accada di nuovo.
A volte l’attesa ci sembra un po’ troppo lunga e gli impegni, i pensieri, la vita di questo mondo, le tribolazioni, spesso ci allontanano da te.
Così non ti permettiamo di entrare e di fermarti a parlare un po’ con noi a guardarci negli occhi, a stare in silenzio nel solo godimento di sentire il tuo sguardo posarsi su di noi e la beatitudine di poter rispondere al tuo abbraccio con il nostro abbraccio.
Signore oggi ci parli di quanto sia importante approfittare dei momenti in cui riusciamo a trovare la giusta connessione con te, momenti in cui decidiamo di dire basta a tutto ciò che ci distrae dall’essenziale, momenti in cui tu fermi il tempo e ci crei uno spazio in cui riceverti, in cui incontrarti, in cui lasciare che tu ci ami e gioisca con noi.
Ci sarà un giorno in cui lo Sposo non ci verrà tolto, un giorno in cui celebreremo le nozze eterne, il giorno in cui niente e nessuno potrà toglierci la nostra gioia che sei tu.
Ricordo con nostalgia il tempo del mio fidanzamento, gli incontri con quello che sarebbe diventato mio marito nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia.
Sono stati giorni belli, pieni di infinito, di eternità, di comunione, di estasi, di tante cose che non sapevo fossero segno di qualcosa di estremamente più grande.
Il matrimonio ha spento i nostri entusiasmi, perchè non avevamo invitato te alle nozze. Oggi faticosamente ma con sempre più entusiasmo stiamo scoprendo che con te tutto è più facile, che l’amore non viene meno se sei tu ad alimentarlo, che più andiamo avanti negli anni e più ci sentiamo segno della tua misericordia infinita, ma anche e soprattutto missionari di gioia e di amore, testimoni di te che sei l’amore infinito, te che aspetti di coronare il nostro sogno di comunione e di condivisione perfetta.
Tu sei il perno, tu la radice di ogni piccolo amore che trasformi in pianta dalle poderose radici che stende i suoi rami per fare ombra ai viandanti dell’assolato e arido deserto della vita.
Tu dai il senso al nostro stare insieme.
Tu hai consegnato l’uno all’altra, libri di carne, su cui esercitarci e prepararci all’incontro definitivo con te.

“Cosa cercate?”(Gv 1,38)

Sfogliando il diario…
Sacrofano (Roma)
Mercoledì 4 gennaio 2012
“Cosa cercate?”(Gv 1,38)
Io ti cerco Signore ma sono stanca, stanca di percorrere sentieri aspri e sconosciuti, difficili, impervi, pericolosi.
Sono stanca di seguirti per vie che non conosco, strade scomode, inesplorate, sono stanca e vorrei riposare, almeno un poco, un poco di più di quanto mi è stato concesso in questi ultimi tempi.
Certo è che il cibo che mi fai gustare è buono, immensamente più buono di quello che mi fa gonfiare la pancia, mi provoca dolori di ogni genere, mi paralizza le gambe, mi intossica, mi danneggia, mi impedisce di vivere.
Mi dibatto Signore come un uccello nel laccio del cacciatore e non riesco a districarmi.
Chiedo a te l’aiuto giorno e notte, ma non riesco più a distinguere la tua parola tra le tante che si affollano nella mia mente.
Sono stanca di cercare la tua dimora anche perché come dici: “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli il nido ma tu non hai neanche un sasso dove poggiare il capo”.
Allora non hai una casa?
Ecco perché è così difficile venirti dietro.
Ma in un altro passo è scritto che tu a Davide dicesti: “Io ti costruirò una casa”.
Molte volte ho riflettuto su questo: la casa di carne che tu hai preparato per noi è Maria, è la Chiesa, è il tuo corpo mistico.
Sono belle parole Signore, a volte anche convincenti, quando riesco a vivere l’amore donato, la gratitudine, l’offerta alle persone che mi metti accanto.
Ma anche questo a volte mi sfugge come ora, questa mattina in cui il dolore si è ripresentato in forma nuova, con nuovi connotati e la relazione con Gianni si è interrotta.
Incomprensione, rabbia, dolore, stanchezza hanno eretto muri invalicabili tra di noi come spesso ci accade.
Non ci sopportiamo, non sappiamo sorriderci, abbracciarci, guardarci negli occhi.
Siamo spersi nella nostra comune inadeguatezza… E tu ci hai messi insieme.
Ieri sera nell’adorazione eucaristica non ci siamo mai sfiorati né con le mani, né con il corpo, né con gli occhi, mentre il lettore ci invitava a comunicarci gratitudine per ciò che l’altro fa, è, dice.
Non mi veniva in mente niente che non fosse una porta chiusa con tanti chiavistelli, porta invalicabile, nonostante tu fossi lì presente davanti a noi e tante coppie si stringevano e si comunicavano l’amore.
Noi non l’abbiamo fatto, non ne siamo stati capaci Signore.
Non riuscivo a trovare ricordi di momenti di intimità con il mio sposo.
Poi ho pensato alla preghiera che ultimamente abbiamo fatto insieme, quando infuriava la tempesta sul mio corpo.
Forse l’unica volta che ho sentito il suo cuore battere sul mio e mi sono commossa….
Ma era troppo  tardi, perchè Don Renzo ha tolto il Santissimo e tu te ne sei andato.
Un momento di commozione…
Le lacrime…
Si può ricominciare da qui?
Invocazione allo Spirito.
Vieni Spirito Santo, vieni ad abitare le nostre solitudini, le nostre fragilità, le nostre incomprensioni.
Vieni Spirito Santo ad abbattere i muri che ci dividono, ad appianare i monti dell’orgoglio e dell’ira, delle rivendicazioni e dei pregiudizi.
Vieni Spirito Santo ad insegnarci l’umiltà per accoglierci l’un l’altro con amore, con compassione, con tenerezza, vieni ad insegnarci le vie audaci della morte e della vita, dell’esodo senza ritorno, del sì ripetuto ogni giorno alla diversità dell’altro, che ci sconcerta, ci irrita, ci scomoda…
Vieni Spirito Santo a smussare le nostre resistenze, a fondere i nostri cuori in un unico e ardente braciere.
Vieni Spirito Santo a toccare e guarire le nostre ferite, trasformale in segno visibile della tua presenza in noi, per noi, con noi.
Vieni Spirito Santo, aiutaci a riconoscerti, aiutaci ad uscire dai nostri sepolcri dove ci siamo nascosti per non mostrarci nudi l’uno all’altro.
Spirito Santo vieni a donarci il tuo vestito di luce, perché non ci vergogniamo più di quello che siamo.
Vieni Spirito Santo ad insegnarci linguaggio dell’amore che ci ha consegnato Cristo Gesù.
Ringraziamento allo Spirito Santo
Spirito Santo ti ringraziamo per essere venuto ad accendere la luce nella nostra casa, a riscaldarla con il tuo amore di sposo.
Grazie Signore Dio dell’universo che ci hai fatto un così grande dono, grazie perché ci hai dato la capacità di accoglierlo, la grazia di contemplarlo e di adorarlo glorificando il tuo nome, grazie Signore Gesù perché ci hai donato il tuo Spirito d’amore, di compassione, di tenerezza, di perdono, di pace.
Grazie per tutti i doni che continui ad elargirci, per la vita che non ti stanchi di far sbocciare nei nostri deserti, nelle nostre difficoltà…
Grazie perché continui a fare miracoli, anche quando non ce li meritiamo, specialmente quando non ne siamo degni.
Grazie Signore di tutto e per tutto.
Ti benedicano tutti i tuoi figli oggi e sempre e la luce che oggi hai acceso nei nostri cuori e in quella delle famiglie qui convenute sia fonte e sorgente di grazie.
Signore Gesù fa’ che la tua chiesa, la nostra chiesa si infiammi del tuo amore, che ogni uomo si lasci amare, abbracciare, accarezzare, da te, curare, consolare, guarire.
Signore Gesù siamo qui, noi due, persone che tu non a caso hai unito nel tuo nome santo e benedetto.
Ci vedi Signore, ci conosci.
Vieni ad abitare la nostra imperfetta umanità.
Accogli la preghiera dei tuoi servi e come un tempo non disdegnasti una stalla e la mangiatoia, oggi non disegnare la nostra ripetuta inadeguatezza di aderire al tuo progetto di comunione.
Rendici uno in te Signore, donaci la gioia di essere salvati in te, donaci la pace della comune consapevolezza di essere tuoi figli, amati così come siamo, collaboratori di giustizia, servi fedeli e inutili per la tua e nostra gioia.
Signore Gesù io credo che tu sei veramente qui in mezzo a noi, sei davanti a noi, sei dentro di noi.
Abbiamo oggi visto dove abiti Signore e ci siamo innamorati di te.
Non vogliamo più lasciarti Signore; non permettere che ci separiamo mai da te.
Tu ci indicherai le strade della speranza, la fonte della vita, non ce la negherai per darci ristoro nelle tempeste del deserto.
Tu non ti nasconderai al nostro sguardo quando scoppiano i temporali, quando il sole sarà oscurato dalle nubi.
Tu continuerai risplendere nel nostro cuore, a riscaldarlo, a darci forza e coraggio e aprirai la nostra bocca ad un canto di lode a te, Dio re dell’universo che hai guardato a quanto noi siamo piccoli, fragili, peccatori perché volevi riempirci di te.
Dal 2 al 5 gennaio 2012 a Sacrofano (Roma) si è svolto il Convegno “La grazia del Sacramento delle Nozze: nello Spirito Santo pienezza di vita”, il secondo organizzato dalla Fondazione “Famiglia Dono Grande”, il cui presidente è Mons. Renzo Bonetti.

“Signore se tu vuoi puoi”.(Mc 1,40)

“Signore se tu vuoi puoi guarirmi”.(Mc 1,40)
Non basta andare in Chiesa, recitare rosari, seguire processioni, fare adorazioni eucaristiche, sentire messe eccetera eccetera per dire “Dio è con noi”.
“Il Dio con noi” non è un talismano.
La Chiesa, l’arca dell’alleanza, i simboli sacri non sono garanzia di vittoria sui nostri nemici, su quelli che attentano alle nostre sicurezze e, ci impediscono di conquistare la Terra promessa, senza rimetterci in discussione, facendo il comodo nostro, non mettendo Dio al primo posto, ma riesumandolo solo nei momenti di crisi.
Un Dio così strumentalizzato non ci potrà essere di aiuto perché ciò che gli sta a cuore non è la vittoria di un momento, ma la salvezza definitiva di tutti i suoi figli.
Cosa quindi ci insegnano le letture di oggi?
Nel Vangelo viene raccontata la guarigione del lebbroso.
“Se tu vuoi puoi guarirmi”dice l’uomo a Gesù.
L’umiltà di riconoscersi bisognosi, l’umiltà di ammettere il proprio peccato, rende la preghiera autentica.
Solo chi è consapevole della lebbra che lo divide dal consesso umano, che gli impedisce la comunione, la condivisione, la solidarietà con l’altro uomo, può presentarsi a Dio con le credenziali giuste, può suscitare compassione.
E Gesù prova compassione per quest’uomo che vive emarginato dalla società e lo guarisce, esaudendo la sua preghiera: “se tu vuoi puoi”.
“Se tu vuoi” questo differenzia la fede degli Israeliti che si trovarono a combattere contro i Filistei e il lebbroso.
“Se tu vuoi” fa la differenza perché mette davanti a tutto la volontà di Dio che non necessariamente coincide con la nostra.
Se tu vuoi Signore, puoi liberarmi dall’angoscia, dalla paura, dal dubbio, da tutto ciò che mi separa dagli uomini e da te.
Se tu vuoi Signore puoi farmi tornare in vita.

“ Ne ebbe compassione” (Mc 1,41)

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Lebbra
“ Ne ebbe compassione” (Mc 1,41)
Nella vita di ogni credente c’è un prima, un tempo in cui la nostra identità, la nostra dignità dipende dall’osservanza di una legge imposta dal di fuori, una legge che ci rende schiavi della paura.
”L’inflessibile giudice delle nostre inadempienze” è venuto a tenderci la mano, a toccarci e a dirci:
“Non temere, sono io, sono qui. Sono stato dovunque sei andato.
Non ho avuto paura di te, della lebbra che ti impediva di riconoscermi in quei precetti che ti sembravano insensati e incomprensibili.
Sono venuto a toglierti la paura.
Ho lasciato il cielo e sono sceso.
Ho bussato alla tua porta come un mendicante e ho atteso che mi aprissi il tuo cuore.
Lo volevo riempire di tutto l’amore che da sempre io nutro per te.
Non potevo vederti ridotto così.
Tu, mio figlio.
Ho avuto compassione della tua infermità e mi sono spostato, perchè tu potessi capire quanto vali per me.
Da oggi in poi sei una creatura nuova.
L’unica lebbra di cui dovrai avere paura è quella che ti porta a vivere con vergogna la tua inadeguatezza.
Non escluderti, per paura del giudizio, dalla possibilità di lasciarti guardare e curare da me.
Le regole, i precetti che tanto ti pesavano, si trasformeranno, come per incanto, in libertà per accogliere e vivere l’Amore che salva.”

” Siate forti e siate uomini” (1 Sam 4,9)

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” Siate forti e siate uomini” (1 Sam 4,9)
Sono le parole che i Filistei pronunciano appena vedono l’arca dell’Alleanza portata in campo dagli Israeliti.
I Filistei sono presi da timore, hanno paura del Dio d’Israele che aveva dato prova di essere superiore ad ogni altro dio, per questo fanno appello a tutte le loro forze per vincere il nemico che avevano di fronte.
E così fu.
Questa pagina ci sconcerta perchè non basta portare in campo l’arca dell’alleanza come fosse un amuleto per vincere.
Altre volte assistiamo a sconfitte dolorose del popolo d’Israele, deportazioni, carestie, diaspora: delusioni cocenti.
La più cocente è quella di stare ancora ad aspettare il Messia come colui che ti fa diventare tanto forte e potente da non aver più timore di essere sottomesso da qualunque nazione.
Molto spesso ci attacchiamo ad un rosario, ad un immagine benedetta, ad una devozione per piegare Dio alla nosta volontà.
Andiamo in chiesa per convincerlo a fare la nostra volontà, ad esaudire i nostri desideri, non a chiedere di conoscere e fare nostra la sua volontà.
Nonostante siano passati tanti anni la storia si ripete e non abbiamo imparato la lezione che attraverso l’incarnazione e la morte di Gesù ci farebbe sentire invincibili.
Quale arca dobbiamo portare nel campo di battaglia? Cosa deve conteere l’arca?
L’arca è la casa in cui Dio ha deciso di abitare non per le opere della legge, ma per sua grazia.
“Un corpo mi hai dato, sul rotolo el libro è scritto di fare il tuo volere” è scritto.
Se permettiamo a Dio di entrare dentro di noi, se ci lasciamo purificare dalla lebbra che ci isola e ci tiene lontani dalla comunione con i fratelli, Dio è con noi e ” Chi sarà contro di noi?”.
Ma dobbiamo avere la necessaria umiltà di chiedere a Dio ciò che ha chiesto il lebbroso, nella consapevolezza che siamo malati e che solo lui ci può guarire.
La fede è l’unica arma in grado di sconfiggere la lebbra della divisione (diavolo, il divisore dal greco diàballo), dell’incomprensione, dell’odio, dell’invidia, dell’orgoglio, della presunzione, dell’avarizia, dell’auosufficienza, il demone che ci frantuma e ci disperde, il demone che non ci fa essere una sola cosa con Lui.
Quanta strada ancora da fare Signore! Quanto mi riesce difficile dire ” sia fatta la tua volontà” che ogni giorno nel padrenostro ripeto più volte con le labbra e non con il cuore!
Congiungi, unisci Signore il cuore e la mente, radunaci da tutte le parti del mondo in cui siamo stati dispersi e fà che non ci sentiamo pecoroni se decidiamo di essere un solo gregge sotto un unico pastore.
Maria insegnami a fare la volontà di Dio anche e soprattutto quando confligge con il buon senso e la giustizia, quando mi sembra troppo crudele e inaccettabile.
Intercedi perchè io sia guarita dalla lebbra più grave che è quella che mi tiene separata da Dio.

“Mi hai chiamato ?”.

Meditazioni sulla liturgia di mercoledì della prima settimana
del Tempo ordinario
“Tutti ti cercano!” (Mc 1,37)
Le letture di oggi parlano di una ricerca da parte di Dio e di una ricerca da parte dell’uomo.
Nel primo libro di Samuele vediamo che Dio chiama a servirlo Samuele, il giovane che affiancava il vecchio Eli nel servizio al tempio.
Nonostante Samuele fosse coricato vicino all’arca di Dio, vale a dire che viveva nella casa del Signore, non riconosce la sua voce e ha bisogno che Eli indichi chi lo sta chiamando e cosa deve rispondere.
“Parla Signore, il tuo servo ti ascolta!”
Molto spesso capita a chi è tutto casa e chiesa e vive una vita di preghiera, di aver bisogno di un fratello più avanti nella fede per conoscere la volontà di Dio, per riconoscere la sua voce.
Il brano in questione ci fa capire quanto siamo importanti gli uni per gli altri, ma anche che l’iniziativa è sempre quella di Dio che ci cerca, che ci chiama, che vuole che noi mettiamo tutto nelle sue mani…la nostra vita, la nostra volontà, perché solo Lui sa veramente qual è il nostro bene e cosa ci fa vivere in eterno.
Nel vangelo Gesù compie tanti miracoli, piccoli e grandi: la guarigione della suocera di Pietro e dell’indemoniato e di tanti afflitti da varie malattie.
È chiaro che l’azione taumaturgica di Gesù suscita entusiasmo nella folla e la gente lo segue per quello che dice, ma più per i miracoli che compie.
Gesù non ha bisogno di bagni di folla, di sequela interessata, e si ritira a pregare.
Ha bisogno di non inorgoglirsi e di rimanere fedele al mandato del Padre.
I demoni conoscono la sua identità ma Lui impedisce loro di parlare.
Non sono le parole dei demoni, la loro testimonianza verbale a definire, mostrare che Gesù è il Figlio di Dio.
Il Messia doveva soffrire e morire, doveva offrire il suo corpo in sacrificio per i nostri peccati, perché l’uomo capisse.
I demoni lo riconoscono sì, ma si preoccupano solo del fatto che Gesù è venuto a rovinarli.
I demoni non vogliono Gesù, non lo cercano e gli dicono di andarsene, altri lo cercano per essere guariti da malattie fisiche, ma Gesù deve svelare il mistero che lo abita pian piano, gradualmente, un mistero in cui un Dio mendicante si è messo in cerca dell’uomo.
Tutti ti cercano Signore e tu scappi.
Quante volte ti ho cercato e non ti ho trovato! Specialmente quando avevo bisogno che mi risolvessi un problema, che mi liberarsi da un pensiero, trasformassi la mia vita magicamente.
Quanto tempo ti ho cercato Signore nei luoghi e nelle situazioni più disparate!
Quanto tempo a pensare che per parlarti dovevo diventare grande, tanto grande da poter scalare il cielo!
Quante volte Signore ho pensato che non era possibile sintonizzarmi sulle tue frequenze perché la mia radio era vecchia e malandata, incapace di captare la suprema armonia dello spirito.
Ti cercavo Signore nei ragionamenti della mente, nella bravura mia, nella bravura degli altri, nella perfezione e non ti trovavo…la perfezione che mi avevano indotto a pensare fosse importante, fondamentale, per essere presa in considerazione, per esistere.
Signore tu mi cercavi, io ti cercavo, ma non ci incontravamo.
Tu mi chiamavi Signore servendoti delle vicende della vita, delle persone che hai messo sul mio cammino, del pensiero dei grandi filosofi, degli scrittori, dei poeti.
Il tuo volto sempre più mi mostrava il sorriso di chi ama ed è contento di stare con l’amato anche se non è ok.
Che bello scoprire che mi sorridi sempre, che sempre mi ami anche quando sono tutt’altro che buona.
Signore ti ringrazio perché avevo bisogno di chi mi guardasse senza giudicarmi, desiderasse stare con me anche quando sono impresentabile e non posso dare niente, né fare o posso fare niente.
Grazie Signore perché finalmente ti ho trovato nel mio limite finalmente accettato, nel mio desiderio di lasciarmi perfezionare solo da te.