Le parole, la Parola

SFOGLIANDO IL DIARIO…

17 settembre 2009
Giovedì della XXIV settimana del Tempo Ordinario
Ore 5:30
“Sii di esempio ai fedeli nel parlare” (1Tm 4,12)

Signore sono qui, alla ricerca delle parole giuste da rivolgerti, da scrivere, da trasmettere ai miei fratelli, parole che mi spieghi chi sono, cosa voglio, come, quando e perché mi muovo.
Le parole Signore tu lo sai, sono state sempre per me un problema, quando mi chiamavano”muntò-montone”(perché ero sempre imbronciata e non parlavo mai), quando le sostituivo con il pianto non gradito alle orecchie di chi mi stava vicino.
Lo sai quanto nella mia vita io abbia sentito il bisogno di qualcuno che mi parlasse, che le parole fossero l’espressione di una cura, di una preoccupazione nei miei confronti.
Sono vissuta nel silenzio, nel vuoto creato da tutto ciò che non era logico, comodo, naturale dire.
Signore tu lo sai quanto io dipendessi da parole di verità e di vita…e ho incontrato te! .
Non ti conoscevo Signore, non sapevo che tu avevi parlato e continui a farlo attraverso la Scrittura, attraverso gli uomini che mi hai messo sulla strada, attraverso il creato, attraverso la mia vita di relazione…
Non ti conoscevo Signore e pensavo che tu fossi tanto lontano da non essere possibile ascoltare la tua voce.
Nessuno mi aveva parlato di te e aveva, con le parole da te inspirate, penetrato la dura corteccia del dolore, della solitudine, della rabbia e del ripiegamento su me stessa.
Ti ho cercato Signore nelle parole, nella parola che anche un estraneo avrebbe potuto rivolgermi.
Il mio bunker sempre più mi opprimeva e per questo ho aperto le porte sì che potesse penetrarvi qualche suono proveniente dall’esterno.
Tu sei stato buono con me Signore, paziente, mi hai aspettato, sapevi che sarei arrivata da te.
Lo sapevi Signore quando la solitudine attanagliava la gola, quando non ho trovato più rumori da coprire il silenzio.
” Dalla sua bocca esce solo rumore!” disse la logopedista.
Allora non pensavo che fosse rumore tutta la scienza che attraverso le parole trasmettevo gli alunni.
Mi gloriavo del fatto che ero capace di insegnare cose difficili, di trovare le parole adatte a qualsiasi orecchio, perché le mie parole non cadessero nel vuoto.
Ricordo che non sopportavo che qualcuno si distraesse mentre stavo parlando e questo limite ancora adesso mi condiziona.
Non sopporto che qualcuno non mi prenda sul serio, non stia attento alle mie parole, mi neghi la possibilità, attraverso di esse, di parlare e farmi riconoscere
La cosa che più odio è la condanna all’invisibilità, il disconoscimento della verità che mi abita, il giudizio sommario che viene fatto sulla mia persona, il giudizio che non tiene conto della complessità, ricchezza di quanto concerne la mia storia visitata da Te.

Signore nel brano evangelico di oggi c’è una donna che in silenzio entra nella sala del banchetto e si mette dietro di te e ti bagna i piedi con le sue lacrime e te le asciuga con i suoi capelli e te li cosparge con unguento profumato.
Questa donna, senza parlare, dice tutto di sé, il suo peccato e il suo pentimento e si mostra nuda ai tuoi occhi e a quelli dei tuoi commensali.
Questa donna Signore non ha avuto bisogno di parole per presentarsi a te e ai fratelli, perché la sua persona portava un messaggio di amore e di gratitudine che tu hai recepito, accolto, riconosciuto.
Signore questa donna ha pianto e tu non ti sei scandalizzato, nè sei stato insofferente alle sue lacrime.
Le lacrime per te sono benedette, quando esprimono sentimenti veri.
Io non so piangere Signore.
Mi sento ancora legata da quello che da piccola mi fecero, tappandomi la bocca con strumenti di ogni genere.
Come dimenticare i tovaglioli che uno zio imberbe, ridendo, mi conficcava nella bocca per farmi smettere?
Mi convinsero che piangere era disdicevole.
Giovanni, 7 anni, ha detto che, poiché è grande, non piange più quando si fa male.
Se prima il suo disappunto, il suo dolore lo esprimeva con le lacrime, oggi lo esprime con comportamenti e parole” aggressive”.
Tutto questo mi fa male specie perché, quando era più piccolo, in tutti i modi abbiamo cercato di frenare le sue lacrime.
Ora le usa per ottenere qualcosa, ma non riesce più ad essere libero nell’ opprimere il suo dolore senza ferire.
Signore con Giovanni ho fatto ciò che a me è stato fatto.
Non ho usato fazzoletti, tovaglioli per tappargli la bocca, ma ragionamenti e ricatti sottili che hanno portato a reprimere ciò che di più naturale tu ci hai dato per esprimere gioia e dolore senza parlare.
Signore la donna che oggi tu mi metti di fronte è per me un modello di relazione, un esempio di come si esprima l’amore nei tuoi confronti e nei confronti dei fratelli
Fa che il giudizio e il pregiudizio non mi impediscano di essere veramente me stessa e di mostrarmi a te e agli altri nella mia miseria, nella mia indegnità.
Fa’ che il mio corpo, la mia persona, siano sempre segno luminoso della tua grazia, del tuo perdono, del tuo amore.
Che la bellezza sia sempre frutto di un rapporto vero, autentico, gioioso e grato con te.

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“Rallegratevi con me”(Lc 15,6)

“Rallegratevi con me”(Lc 15,6)

Non so quanta gente sia disposta a rallegrarsi con noi per una cosa bella che ci succede, perchè è più facile condividere il dolore, più complicato condividere la gioia.
L’invidia è una brutta bestia e se l’altro ha qualcosa più di te o è più fortunato di te è già tanto che rimaniamo indifferenti.
Siamo sempre portati a far paragoni per cui il successo dell’altro sembra che oscuri la nostra visibilità e dalla gioia dell’altro in genere non ce ne viene nulla di concreto.
Certo che se uno è contento non è portato a farti del male che è già una conquista.
Leggendo quindi questo passo del vangelo mi sembra scollegato dalle nostre esperienze quotidiane dove misuriamo al millimetro le differenza che ci separano, piuttosto che ciò che ci unisce.
Ma chi parla non è un uomo qualsiasi, ma Gesù, che per abolire le differenze, si è fatto uomo come noi, che non considerò un tesoro geloso essere figlio di Dio e s’immolò perchè anche noi godessimo della sua gioia, perchè anche noi usufruissimo della sua stessa eredità.
Allora il testo proposto alla nostra riflessione nasconde il di più che non notiamo ad una prima lettura affrettata.
Il di più è che apparteniamo alla stessa famiglia, che siamo tutti figli di un unico Padre, Padre di Gesù e Padre nostro e se una famiglia perde qualcosa tutti ne subiscono le conseguenze, perchè tutta la comunità è impoverita: la Chiesa.
Noi non pensiamo a queste cose, abituati a vivere nei nostri appartamenti e a escludere gli altri dalla comunione dei beni. Viviamo appartati, blindati, un po’ per paura, un po’ per egoismo, un po’ perchè abbiamo tante cose di cui occuparci che gli altri ci sono solo d’inciampo.
Veramente il messaggio di Gesù è rivoluzionario perchè abolisce tutte le divisioni all’interno della società, abbatte i muri , che ci separano gli uni dagli altri e ci richiama ai valori della famiglia originaria, quella in cui un unico Padre ci ha creato per amore e ci ha chiamati all’amore.
La rivoluzione non sembra aver avuto successo, visto che oggi le famiglie hanno perso l’orientamento e i modelli buoni che trascinano per contagio sono diminuiti o non sono visibili.
E’ di poco tempo fa la notizia di una coppia cristiana che è stata uccisa perchè non aveva abiurato la religione cristiana.
Se ad essere ucciso era un orso, una foca, un cane o un delfino avrebbe suscitato reazioni molto più incisive.
Ma io confido nel Signore e sono certa che la gioia è contagiosa e potrebbe, anzi può cambiare il corso della storia.
La mia esperienza personale mi fa credere questo.
Se oggi sono qui a prendere vita dalla Parola di Dio facendo tutto il possibile perchè neanche uno iota, una goccia vada perduta, lo devo alla gioia dipinta sul viso di Lilla e di Fenzina che mi fecero desiderare di averla anche io, quando per la prima volta misi piede in una chiesa.
Oggi voglio pregare perchè non sia tentata di rinchiudermi in me stessa e apra il mio cuore alla condivisione di ciò che unisce e libera l’uomo.

“Il figlio dell’uomo è signore del sabato”(Lc 6,5)

SFOGLIANDO IL DIARIO…

5 settembre 2015
sabato XXII sett TO anno dispari
letture:Col 1,21-23; Salmo 53; Lc 6,1-5
ore 7.06

“Il figlio dell’uomo è signore del sabato”(Lc 6,5)

Meditazioni sulla liturgia di sabato della XXII settimana del tempo Ordinario e sulla lettura breve delle lodi di sabato II settimana del salterio.

” Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite. Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto. Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non aspirate a cose troppo alte, piegatevi invece a quelle umili. (Rm 12, 14-16a )”

Ho passato queste ultime ore della notte pregando intensamente, tu lo sai.
Ho pregato perchè ne avevo bisogno, perchè tu ti muovessi a pietà dei miei dolori, della mia continua tribolazione.
Ho cercato nella preghiera a Maria l’aiuto per intercedere presso di te Signore, perchè la mia preghiera giungesse più presto alle tue orecchie e tu provvedessi a togliermi la spina dal fianco.
Maria non si è fatta attendere e così ho potuto riprendere sonno anche se per poco e non dopo aver pubblicato la preghiera che ieri mi aveva suscitato la tua parola sul digiuno e sulla presenza- assenza dello Sposo.

Ora sono qui Signore e vorrei non dimenticare quello che la tua Parola ha mosso in me, cominciando dall’ultima che ho letto.
” benedite coloro che vi perseguitano e non maledite”
Non è facile Signore fare quello che tu dici, anche se ci sto provando, da quando mi hanno detto che le maledizioni dei miei antenati sono ricadute su di me e che, solo se cambio la maledizione in benedizione, sarò liberata da questa condanna, dai lacci invisibili ma poderosi con cui il mio corpo è messo a tacere, o viene ostacolato ad agire.
Ogni giorno m’interrogo su chi siano i miei nemici per perdonarli, per benedirli.
Ma ora che ci penso non ho mai preso in considerazione che la più grande nemica di Antonietta sono io, che devo benedire tutto ciò che di me non mi piace, tutto ciò che mi manca e consegnarlo a te perchè tu lo moltiplichi e lo renda cibo per gli affamati della tua parola.
Hai ragione Signore ad insistere, perchè non ancora assolvo Antonietta, non ancora mi fido completamente di te e metto la mia benedizione nelle tue mani, rendendo efficace il Sacramento del Battesimo.
Signore aiutami ad accettare i miei limiti, aiutami a lasciarmi andare, aiutami a non legarti le mani per sciogliermi dai lacci di morte.
A Maria chiedo soccorso, aiuto e benedizioni, a Lei, che è tua madre, affido la mia causa.

Solo tu Signore puoi guarirmi dal peccato che fu dei miei padri: l’invidia, l’orgoglio, il giudizio e tutto quello che ne consegue.
E poi voglio fare una breve sosta sul vangelo di oggi che mi ricorda quante cose faccio non per amore ma per dovere.
Come vorrei Signore sentirmi libera da tante compulsioni ossessive, libera di appartenerti fino in fondo, libera da tanti lacci che oggi legano i miei antenati e che si ripercuotono su di me e sul mio agire e sulla mia qualità di vita.
Aiutami Signore a vivere l’amore che tu ci hai donato una volta per sempre e che continui a rinnovarci ogni giorno, ogni ora, ogni momento.
Aiutami a non pensare mai che tu sei un dio ingiusto e lontano.
Fammi sentire il calore del tuo sguardo, la dolcezza dei tuoi baci sulla mia bocca.
Oggi durante la messa mi hai dato un’ altra possibilità per riflettere su cosa mi impedisce di lasciarmi andare e su come il poco amore dei miei antenati si sia trasformato in limite, malattia del corpo.
“Quante volte, vantandomi, ho detto che avevo allevato i miei due nipoti senza prenderli mai in braccio!”.
Pensavo così di esibire l’ennesima vittoria su un handicap che cerco di dimenticare e che trasformo in strumento di vittoria, di esaltazione dell’io, anche se non tralascio mai di aggiungere che sei tu che operi in me e ne sono convinta.
Ma la superbia della fede fa sempre capolino in certe affermazioni, in cui è in gioco la mia capacità di superare gli ostacoli, abbattere i limiti, inventarmi strade alternative per raggiungere lo scopo.
Così mi sono guardata dentro e ho aperto la piaga che non guarisce, perchè ho sempre avuto vergogna a mostrarla anche me stessa.
Per questo no ho mai pregato per me, ma mi sono sempre fatta carico dei pesi degli altri, perchè inconsciamente non volevo riconoscere il mio bisogno.
Ti voglio ringraziare Signore perchè non deludi mai le aspettative e, man mano che procediamo, ci dai la luce per guardarci dentro e riconoscerci peccatori amati e salvati da te.

“Il vino nuovo bisogna metterlo in otri nuovi.” (Lc 5,38)

“Il vino nuovo bisogna metterlo in otri nuovi.” (Lc 5,38)

“Quando tu sei con me, questa stanza non ha più parenti”, dice una canzone.
L’amore umano fa sperimentare nell’apice dell’attrazione, quanto le categorie umane passino in secondo ordine, quanto il giudizio degli uomini non sia tenuto in nessuna considerazione, perché i nostri occhi vedono ciò che gli altri non vedono, non sperimentano, non toccano, non sentono.
Così una stanza può non avere più pareti, ma alberi infiniti.
Il corpo dell’amata diventa un giardino e gli occhi perle e la bocca ha il sapore di un frutto succoso.
Dimentichi di mangiare, di bere, vivi nell’attesa gioiosa e vigilante, tendi l’orecchio, sussulti al minimo rumore di passi che senti avvicinarsi, quando lo sposo è lontano.
Tu Signore sei lo sposo ed è bello pensare a te, collegando la meraviglia dell’inizio di ogni amore umano con la meraviglia di questo rapporto sponsale con te che non ci abbandoni, che sei fedele sempre, che non deludi mai le aspettative, man mano che diventi più intimo a noi, ci introduci nelle più segrete stanze della tua casa e ci doni il tuo corpo come suggello di un amore che non conosce limiti, condizionamenti, misura.
Tu Signore dai tutto e da noi pretendi tutto, perché nel tutto si perfeziona l’amore.
Quando vogliamo lasciare qualcosa per noi è come se un vestito liso volessimo renderlo nuovo mettendoci una toppa di stoffa robusta o volessimo chiudere un vino nuovo in otri vecchi.
Tu Signore rinnovi la meraviglia dell’inizio, quando ci accostiamo a te con amore sincero.
Tu ci fai pregustare le meraviglie del regno, quando ci metti davanti l’amore.
L’amore umano è segno del tuo amore divino, è frammento, scintilla.
Quanta gioia, quanta trepidazione, quanta incoscienza nella prima fase dell’innamoramento.
Sembra che la terra non stia più sotto i nostri piedi e ci sembra di volare quando i nostri desideri s’incontrano.
Purtroppo nell’amore umano i desideri ben presto divergono e ciò che prima sembrava scontato, eterno, indistruttibile, immutabile, mostra i segni del deperimento, dell’invecchiamento, si logora, si rompe e mostra le nostre nudità, le nostre ferite, lo sporco che non si vedeva.
Con te, Signore le cose vanno così e durano perché tu non inorridisci di fronte alla nostra nudità, non ti ergi a giudice delle nostre inadeguatezze, ma curi le nostre ferite, lavi le nostre brutture, ti chini sulle nostre cadute e ci rialzi.
Tu Signore non sei come gli uomini del mondo che amano fin quando siamo amabili, ma continui a mostrarci il tuo volto mite e generoso, lento all’ira e ricco di grazia verso di noi, tue creature, che tu vuoi ridare alla luce, far rinascere dall’alto, rivestire di una veste nuova e splendente, indistruttibile corazza contro il nemico.
Tu Signore sei lo sposo perfetto che non delude e con te l’idillio dura in eterno.
Tu continui a scriverci lettere d’amore, tu continui a fidarti di noi, ad aprirci le braccia e a sussurrarci all’orecchio di fronte a qualsiasi difficoltà: “non temere sono con te tutti i giorni”.
Anche se non ti vediamo Signore tu sei con noi, l’Emanuele, il Dio con noi, oggi e sempre.
“Sono stato dovunque sei andato” hai detto a Davide che voleva costruirti una casa e circoscriverti in un tempio fatto di muri.
“Il Signore è qui e non lo sapevo!” dice Giacobbe nella notte più buia della sua vita.
Tu Signore sei vicino a noi nei nostri fallimenti, non ti scandalizzi né ci giudichi per le nostre dimenticanze, per i nostri peccati, ma continui a tenderci la mano, continui a parlarci d’amore.
Signore, se gli uomini potessero scoprire quanto ci ami!
Se potessero incontrarti nei momenti più drammatici della propria vita, quando ci si sente schiacciati da pesi incommensurabili, incapaci di scrollarci di dosso tutto quello che ci è caduto sulle spalle.
Se gli uomini, potessero vedere quali sono le cose di cui hanno veramente bisogno! Se riuscissero a riconoscerti anche se hai il volto sfigurato e ripugnante di un uomo flagellato, colpito, gonfio, tumefatto, sporco per gli sputi, segnato per le ferite, deturpato per i segni dell’irriverenza e la derisione di chi voleva cancellare la tua immagine e toglierti di mezzo!
Gli occhi Signore però non li hanno toccati, gli occhi te li hanno risparmiati, quegli occhi dai quali mi sento guardata, nei quali mi specchio, quegli occhi che mi definiscono come figlia, sorella, sposa.

Martirio di San Giovanni Battista

“Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti ” leggiamo nel passo di Geremia che oggi la liturgia sottopone alla nostra riflessione, dove Dio, attraverso il profeta, ci ricorda che non ci abbandona e che sarà sempre al nostro fianco.
A vedere come sono andate a finire le cose, non sembra che Dio mantenga le sue promesse, perché i suoi profeti hanno fatto tutti una brutta fine, senza eccezioni, non avendo risparmiato neanche il Figlio da una fine ignominiosa.
Giovanni Battista è il più grande dei profeti, come lo ha definito Gesù, non ha avuto paura di stigmatizzare il comportamento di Erode tanto da finire decapitato e la sua testa portata su un piatto d’argento per i capricci di una donna e la debolezza di un uomo che così credeva di affermare la sua forza e il suo potere.
Questa mattina voglio fermarmi a riflettere non tanto sulle promesse disattese di Dio, perché sappiamo che Gesù è risorto e nella fede crediamo che con lui risorgeremo, ma sulla responsabilità dei genitori nei riguardi dei figli.
In questo caso Erodiade, la madre della fanciulla che aveva ammaliato il re con la sua danza, ha la più grande responsibilità di quanto è successo.
I genitori sono responsabili non solo di quello che i bambini fanno da piccoli, ma anche di quello che faranno da grandi e insegneranno ai loro figli, nipoti e pronipoti.
Sempre più spesso capita che i coniugi si separino e che poi si servano dei figli per farsi la guerra.
Il genitore non convivente, nelle poche ore che passa con il figlio tende a fargli fare esperienze irripetibili, belle, entusiasmanti, fuori dell’ordinario, perché sia contento e magari si attacchi più a lui e gli voglia più bene.
La condivisione di valori in una coppia sana che insegna a distinguere il bene dal male alla luce della parola di Dio, alla luce della verità, della giustizia è cosa preziosa e rara di questi tempi.
Oggi ricordiamo il martirio di San Giovanni Battista perché non ebbe paura a dire quello che riteneva giusto, quello che lo Spirito gli ispirava e ci rimise la vita.
Ma i genitori di oggi sono capaci di dire dei no imprescindibili ai propri figli, rischiando l’impopolarità o anche il rifiuto?
Voglio pregare per tutti quei genitori che hanno la responsabilità dell’educazione dei propri figli, ma anche per tutti gli educatori, familiari e non perché imparino e attingano da Dio la verità e la trasmettano alle nuove generazioni nella sua purezza e interezza.
Se noi gettiamo un seme già marcio, non possiamo aspettarci che frutti immangiabili, disgustosi e velenosi.
Ringraziamo Giovanni Battista per la sua testimonianza, come tutti i profeti che hanno parlato nel nome di Dio.
Ringraziamo Dio per tutti quelli che oggi ci camminano accanto e dei quali vorremmo accorgerci e dai quali vorremmo essere ammaestrati.
Benediciamolo per la parola che ci ha donato e che ci dona ogni giorno per riflettere su fatti che interessano non la vita di persone vissute tanti anni fa, ma la nostra vita concreta, reale, quotidiana.

“L’uomo non divida ciò che Dio ha congiunto”(Mt 19,6)

“L’uomo non divida ciò che Dio ha congiunto”(Mt 19,6)

Io so chi sei, so come ti chiami, so cosa vuoi, so che sei tu che continui a tramare inganni perchè l’uomo si separi da Dio il tuo e nostro creatore, da Dio al quale tu hai deciso di ribellarti perchè volevi essere come Lui, volevi sostituirti a Lui.
Ma l’uomo non può coscientemente abbandonare la luce per vivere nelle tenebre e, se lo fa, è perchè tu lo inganni con monete false, con falsi piaceri, con falsi beni, con tutto ciò che gli dà un piacere immediato che lo porta alla morte.
Io so che sei il divisore, che non vuoi che stiamo insieme e che andiamo d’accordo, perchè l’unione fa la forza e tu temi chi si unisce nel nome del Signore, temi tutto ciò che sbarra la strada al tuo progetto di distruzione e di morte.
” Quando due o più sono uniti nel mio nome io sono in mezzo a loro” ha detto Gesù che ha anche detto” Voglio che siano una sola cosa con me e con te, Padre”.
Signore tu ci hai chiamato all’unità. ci hai dato, attraverso lo Spirito effuso sulla croce e versato sulla tua chiesa Maria, tua madre e Giovanni, il discepolo che tu amavi, e vuoi che le nostre diversità diventino materiale vivo per costruire la tua Chiesa , la sposa, una costruzione di cui tu, pietra scartata dai costruttori, sei diventato testata d’angolo.
Tu vuoi Signore che ci amiamo, che la famiglia insegni e testimoni l’amore, che il mondo, attraverso l’indissolubilità del patto coniugale, ripeta e rinnovi ogni momento il sì alla tua alleanza che è alleanza di pace, di amore, di gioia, di festa, di eternità.
Tu Signore ci chiedi quello che ci rende felici, ciò che ci rende fecondi, ciò che ci fa come te, figli ed eredi del patrimonio d’amore senza fine che tu hai già assegnato ad ognuno di noi.
Siamo tuoi figli e gregge del tuo pascolo.
Tu ci nutri con fior di frumento, vedi e provvedi ai nostri bisogni, indicandoci la strada per non rimanere soli nel deserto e morire.
Questa notte credevo che tu mi chiamassi finalmente a stare con te, Signore, perchè i giorni sono terribili, con i dolori che mi schiantano, mi dilaniano, mi fanno venir meno.
Ma io Signore credo a quello che tu hai detto e, se la notte non c’è nessuno che si unisca alla mia preghiera, c’è sempre Maria alla quale ci siamo consacrati e incatenati io e il mio sposo, con la quale posso aprirti il cuore e invocarti e chiederti la liberazione dai lacci di morte, catene che mi vogliono dividere da te, che mi vogliono convincere che tu non sei un Padre ma solo un aguzzino.
Prego con Maria, certa che tu non parli a vanvera.
Ieri pomeriggio eravamo in tre a chiederti di avere pietà e misericordia di noi, perchè abbiamo unito le nostre braccia a lei, tua madre, nostra madre.
Mentre pregavo guardavo i braccialetti al polso, segno della nostra consacrazione alla Madonna ed ero felice perchè eravamo tre a rivolgerti la preghiera.
Tu l’hai detto, “quando due o tre.. si riuniscono nel mio nome, io sono in mezzo a loro”.
Ho gridato, ho pianto, ho invocato il tuo nome, mi sono fatta portavoce del desideri della tua piccola chiesa perchè scendessi e sollevassi la mia croce.
L’immagine di te, Padre, che mantieni la croce di Gesù mi aveva accompagnato per tutta la giornata e da quell’icona ho tratto forza per non soccombere.
Lo spirito Santo ti univa al Figlio, lo Spirito Santo ha unito noi tre che pregavamo nella valle della disperazione e ci ha mostrato che eravamo quattro a rivolgerti il grido d’aiuto.
Perchè Gesù era con noi…
Non potevi essere sordo alle nostre preghiere, perchè i nostri alleati l’avevamo scelti tra i migliori, erano e sono i tuoi alleati da sempre, uniti a te da un vincolo d’amore che mai si è spezzato.
Se ieri pensavo che eravamo in quattro, questa mattina penso e credo che lo Spirito Santo è presente, era presente anche ieri, non si è aggiunto oggi, per l’occasione.
Lo Spirito Santo è il tuo amore che fonde i cuori, scioglie i lacci che ci impediscono di uscire fuori dal nostro io, di rinnegare noi stessi, lo Spirito Santo è il dono che oggi tu ci mostri come il tesoro da cui possiamo sperare di trarre tutto il bene possibile, il tesoro che ci fa vivere, l’antenna che si sintonizza sulle frequenze del cielo e ci fa sentire un popolo unico guidato da un unico pastore.
La divisione sia anatema, la maledizione sia trasformata in una benedizione ora e sempre.

FEDE E BAMBINI

SFOGLIANDO IL DIARIO…
11 agosto 2015
martedì della XIX settimana del TO
SANTA CHIARA
ore6.32

” Il Signore cammina egli stesso davanti a te” (Dt 31,8)

Se non ci fossi tu a rassicurarmi Signore scapperei dalla paura, tornerei indietro, mi nasconderei e mi lascerei morire, dimenticata da tutti.
Se non ci fossi tu Signore che mi dai ogni giorno una parola di speranza, mi ricordi quanto hai fatto per i tuoi figli in generale e per ognuno in particolare, se non ci fossi Signore bisognerebbe inventarti, in tutto uguale a te, cosa per noi uomini difficile se non impossibile.
Con il tuo aiuto Signore impariamo a riconoscere i veri bisogni, impariamo a parlare con te e a chiederti ciò che tu vuoi, che è buono per noi, impariamo a fidarci perchè mai ci hai fatto mancare il pane, la parola di vita, necessario viatico per godere dei beni promessi.
Ti ringrazio Signore perchè mi hai fatto rientrare nel tuo utero di padre e di madre, nel tuo utero accogliente e sicuro, nella tua casa dove niente manca per realizzare il tuo progetto d’amore e godere della tua eredità.
Grazie Signore di questa progressiva infanzia spirituale, di questa fiducia che aumenta ogni giorno di più nei confronti di te che ti prendi cura di me.
Tu non fai come faceva mia madre quando ero in panne, dicendomi” Arrangiati!” parole che mi hanno condizionato tutta la vita, perchè ho dovuto imparare un arte che mi serviva per non soccombere agli inevitabili ostacoli della vita, ma che hanno alimentato e rafforzato l’orgoglio e l’autosufficienza fino a pensare che potevo fare a meno di tutti.
Tu conosci la mia storia Signore, conosci quante insidie si nascondono dietro la corsa, lo sforzo per conquistare l’autonomia, l’autosufficienza, per poter bastare a me stessa, senza dire grazie a nessuno.
Tu sai Signore quanto è stato duro il cammino nel deserto che mi costruivo intorno e che si allargava sempre più a dismisura, man mano che raggiungevo da sola il trofeo del ” ci sono riuscita!”, un deserto che ha allontanato da me le voci degli uomini, mi ha chiuso le orecchie e gli occhi a ciò che stava fuori e ciò che dentro, senza accorgermene, nascondevo e mettevo a tacere.
Spesso ho pensato di essere nata grande, di non aver mai avuto il diritto di stare nelle braccia di qualcuno, tanto meno nelle tue braccia, perchè le pecore madri tu non le metti sopra le spalle come gli agnellini appena nati.
Ho pensato che il mio destino era segnato, da quando sono nata in una famiglia numerosa con tanti fratelli da accudire, essendo la più grande.
Mamma lavorava e si fidava di me, completamente, si appoggiava a me per essere aiutata a gestire la casa, il lavoro, i figli in un tempo in cui i problemi dell’assistenza ai più deboli si risolvevano in famiglia.
Questa scuola mi ha tanto fortificato da pensare che a me tutto era possibile, che per ogni problema sapevo trovare la soluzione, che tutto questo potevo insegnarlo anche agli altri.
Per questo sono diventata insegnante di metodo, più che di discipline.
Ho fatto tanta fatica Signore per diventare grande, autonoma, autosufficiente, brava agli occhi degli altri, impeccabile, contorsionista, prestigiatore, pagliaccio, tutto per rimanere al centro del palcoscenico in attesa di applausi.
Poi il teatro si è svuotato, le luci si sono spente e io sono rimasta sola con un pugno di mosche, fumo che non riusciva a coprire le mie vergogne.
Mi sono sempre paragonata ad un titano e ne ero fiera, e quello che più mi ispirava era Prometeo perchè aveva osato rubare il fuoco al suo dio e ne era fiero, anche se ne aveva subito un’irreversibile condanna.
Il suo cuore, divorato la notte da un animale rapace, di giorno ricresceva più rosso che mai, e questo era il suo e mio vanto.
Poi ti ho incontrato, nel deserto, e a te ho rivolto parole, le prime dopo anni di solitudine, parole che oggi mi sembrano blasfeme, vedendo in te uno come me, uno che soffriva, uno con cui potevo parlare alla pari, condividere il mio dolore, la mia solitudine, la mia disperazione che era anche la tua.
“Pure tu!” esclamai,” Pure tu!”
Chissà perchè mi venne da dire così, quando c’era tanta gente che soffriva e moriva. “Pure tu!”
Avevo trovato qualcuno a cui non dovevo dare consigli, suggerire soluzioni, ma qualcuno con cui condividere l’impotenza, il dolore, l’abbandono, la morte.
Anche se stavi attaccato ad una croce che mi sovrastava ed era molto più grande di me, ricordo che il mio parlare con te fu come con un compagno di viaggio, alla pari, un uomo che forse poteva insegnarmi qualcosa e aiutarmi ad uscire dal mio deserto.
Da quel giorno, non ho smesso di ascoltare la tua voce o Signore che mi arrivava più distinta man mano che scendevo da quel piedistallo che mi faceva sentire pari a te.
Ora sono ai tuoi piedi Signore e mi sento piccola, tanto piccola, incapace anche di camminare.
Ora non mi sento di dare consigli a nessuno, ma di mettermi in ascolto di quello che tu mi dici.
Voglio diventare ancora più piccola Signore, un granello di senapa, invisibile quasi, voglio essere l’ultima nata del tuo gregge per avere la speranza di un abbraccio, di un bacio, di una carezza, di un latte non inquinato, preso alla fonte delle tue mammelle, tanto piccola da rientrare nel tuo utero dove nè bombe, nè soldati, nè paure, nè sfollamenti, attentino alla mia sicurezza.
Sì Signore voglio essere la tua piccola bimba, la tua consolazione, il tuo gioco, il tuo diletto, la delizia dell’anima tua.
Aiutami Signore a non crescere in sapienza e intelligenza, ma a vivere nella fiducia tenera e costante nel mio Creatore e Salvatore .
Oggi voglio vivere l’ebbrezza, la gioia di essere portata in braccio, sicura di non cadere mentre sento il tuo cuore pulsare sul mio.