INCONTRI

“Il Signore tuo Dio in mezzo a te è un salvatore potente” ( Sof 3, 17)
Questa mattina voglio riflettere sulla gioia che nasce dall’incontro tra due persone.
Ieri e oggi viene riproposto lo stesso passo di Luca sulla visitazione di Maria alla cugina Elisabetta.
Protagonista è la gioia dell’incontro, il riconoscere la presenza del Signore ed esultare.
“Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo”
A riconoscere Gesù quindi non fu Elisabetta ma Giovanni, il precursore, prima ancora che venisse alla luce.
Giovanni comunica la sua gioia alla madre che fu piena di Spirito Santo.
E’ lo Spirito Santo infatti che poi suggerisce ad Elisabetta parole di benedizione e di giubilo per la presenza di Dio in mezzo a loro.
Un Dio nascosto che si rivela quando si riconosce la sua voce, quando emerge dalla memoria la meraviglia dell’inizio, nostalgia di un oceano che eri abituato a solcare, senza paura, di un giardino che il Signore ha custodito e coltivato per te, da quando te ne sei allontanato.
Penso che l’esperienza di incontri particolari che ti fanno balzare il cuore nel petto, li facciamo un po’ tutti, anche se la fretta spesso ce li fa dimenticare.
Sono incontri che ti fanno stare bene, incontri in cui presente passato e futuro diventano un punto luminoso di pace, di gioia di amore condiviso.
Il tempo degli amori giovanili è passato e io pensavo che alla mia età il trasalimento del cuore, la commozione nell’incontro degli sguardi, nelle strette di mano, nel calore della vita che fluisce dalle parole  non mi sarebbero più toccati.
“Ormai sono vecchia” sono solita dire e non mi aspetto le sorprese di Dio, le sue incursioni in normali giornate di fatica e di servizio, di svago e di lavoro.
Non me l’aspettavo sabato, quando abbiamo deciso di non andare a fare rifornimenti per la settimana nelle cattedrali del consumismo, i supermercati dove trovi tutto quello che vuoi e anche quello che non sai di volere.
Siamo andati al mercato che si tiene ogni sabato in un paese che è il prolungamento della città in cui noi viviamo.
Un mercato con tante bancarelle dietro le quali il volto, il sorriso, la stretta di mano si fa storia che ti parla in modo più eloquente della merce esposta.
Ogni volta che ci andiamo il cerchio si allarga e si moltiplicano i sorrisi, anche se non compriamo niente, ma non lesiniamo il tempo per stare un po’ con chi aspetta che qualcuno si fermi.
Io li chiamo i luoghi del cuore, scintillanti di giorni che sarebbero senza senso, senza la pace che ti lasciano certi incontri, senza il desiderio di tornare per condividere ciò che Dio  dona ogni giorno ogni mattina, a tutti.
La cosa che più mi piace è portare senza farmene accorgere le persone a vedere il bello e il buono in quello che hanno, che a loro capita.
E’ come se aiutassi le persone a ritrovare ciò che hanno perso.
La gratitudine e la gioia nei loro volti è il segno che la messa non è finita, quella a cui partecipiamo prima di fare le nostre escursioni in quel mondo che sembra tagliato fuori dal tempo.
Voglio ringraziare il Signore perchè fa nuove tutte le cose quando lo porti nel cuore.
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Visite

” A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?”(Lc 1,43)
C’è sempre un momento in cui la madre del nostro Signore viene a visitarci.
Un momento particolare della nostra vita in cui abbiamo bisogno di lei, perchè ci porti Gesù, nella sua interezza, senza mistificazioni, il seme gettato dal cielo che attraverso di lei possa attecchire anche nella nostra terra dura all’aratro, inselvatichita, incapace di dare frutto.
Mi chiedo oggi quando la prima volta si è messa in viaggio per me, solo per me.
Devo tornare indietro nella memoria e mi sorprendo a scovare il primo segno della sua visita nel nome che porto, Maria, aggiunto al primo, come le mie sorelle, un nome che per mamma e papà era una garanzia per la nostra vita futura.
A capo del letto dei miei genitori pendeva un grande rosario e il rosario fu l’unico strumento che ho conosciuto ma mai usato per mettersi incontatto con il Padreterno, quando scoppiavano i temporali, quando bisognava sciogliere un voto, quando si doveva chiedere una grazia.
Nella mia casa di bambina non mi sono accorta che Maria veniva a trovarci, perchè viveva con noi e i grandi avevano con lei allacciato relazioni.
Non ricordo di aver mai fatto caso a tutto questo e non ricordo di essermi mai rivolta a lei se non una volta a Bologna, per intercedere a favore di un amica che desideravo passasse l’esame di storia greca, pur essendo impreparata.
Ricordo che in quell’occasione feci anche un voto, la prima ed unica volta che mi impegnai a rispettare una promessa con chi non conoscevo, andando a piedi a San Luca, perchè l’esame andò tanto bene che la ia amica prese il massimo e ci chiese pure la tesi.
Maria per me era unb optional negli anni del buio e della confusione, degli amori giovanili e delle speranze, della vita che ce l’hai in mano, chiusa in un pugno, forte del tuo volere è potere.
Ma si sa che i nodi vengono al pettine e i sogni tanto più vai in alto tanto più rischi di rotolare all’indietro e farti male molto male.
Così, senza riferimenti che non fossi io, mi trovai un giorno a divincolarmi dal dolore sul letto nella casa dei miei genitori.
Mio padre allora fece un gesto che mi lasciò molto stupita e scettica, un gesto di pazzia a mio parere, quello di rovesciarmi addosso una bottiglietta intera di acqua di Lourdes, gridando” Guarisci! Guarisci!”.
“Mio padre è impazzito”, pensai, ma poi gli eventi mi travolsero e ricordai questo particolare quando un’amica mi fece notare la data che io avevo annotato su un libro che avevo scritto sulla mia vita prima di incontrare il Signore, in cui parlavo dell’ultimo e decisivo incidente che aveva decretato la fine della mia attività lavorativa.
Era l’11 febbraio, ma a quel tempo non sapevo l’importanza di quella data, il suo valore storico e simbolico.
Maria era venuta a visitarmi, adesso ne sono più che certa, visto come poi sono andate le cose.
Maria è una donna discreta che c’è, ma ha imparato dal figlio ad aspettare che tu l’accolga nella tua casa.
Anche dopo la conversione continuai a pensare che fosse un optional perchè i rapporti li intrattenevo con il padrone di casa e potevo di lei fare a meno senza problemi.
Poi un giorno, molto provata dai prolungati silenzi di Dio, non riuscendo più a capire ciò che leggevo Libro della Vita, mi rivolsi al mio abituale interlocutore con queste parole: ” Io non ti capisco più. Adesso vado da tua madre che sicuramente ti capisce più di ogni altra persona e mi faccio spiegare come stanno le cose”
Cominciò nel 2007 il mio avvento, e con Maria a fianco mi sono messa in cammino per incontrare il vero Gesù.

Maria missionaria della gioia è venuta a visitarmi allora e continua a farlo ogni notte, infermiera, amica, sorella, madre, tutto ciò che posso desiderare per entrare nella casa di Dio di cui la grotta non è che lo scantinato.
Attraverso Maria entro nel castello del re, mi unisco allo sposo e con lei canto il mio magnificat.

Una voce! Il mio diletto!


 (Lc 1,39-56)
In quei giorni, Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.


 

(Ct 2, 8-14)

Una voce! Il mio diletto!
Eccolo, viene
saltando per i monti,
balzando per le colline.
Somiglia il mio diletto a un capriolo
o ad un cerbiatto.
Eccolo, egli sta
dietro il nostro muro;
guarda dalla finestra,
spia attraverso le inferriate.
Ora parla il mio diletto e mi dice:
“Àlzati, amica mia,
mia bella, e vieni!
Perché, ecco, l’inverno è passato,
è cessata la pioggia, se n’è andata;
i fiori sono apparsi nei campi,
il tempo del canto è tornato
e la voce della tortora ancora si fa sentire
nella nostra campagna.
Il fico ha messo fuori i primi frutti
e le viti fiorite spandono fragranza.
Àlzati, amica mia,
mia bella, e vieni!
O mia colomba,
che stai nelle fenditure della roccia,
nei nascondigli dei dirupi,
mostrami il tuo viso,
fammi sentire la tua voce,
perché la tua voce è soave,
il tuo viso è leggiadro”.