Ritorno a casa

Eccellenza,
volevo ringraziarla proprio di cuore per la giornata che ci ha donato di trascorrere insieme a lei e a tante famiglie vive, piccole chiese, riunite nell’unica Chiesa che lei è chiamato a condurre.
Domenica, 13 gennaio, ha cancellato dalla memoria, mia e dei miei coetanei, l’immagine del Vescovo dalle cui lunghe e incomprensibili omelie dovevamo difenderci, quando eravamo bambini, scegliendo altre Messe o arrivando in ritardo, lo stesso che turbava i nostri sonni per le domande che ci avrebbe fatto su “Chi è Dio? o “Perché ci ha creati?” per ammetterci alla prima Comunione e alla Cresima.
Le feci a sei anni, l’una e l’altra, senza capirci niente, pur essendo andata benissimo all’esame a cui fummo sottoposti, io e mio fratello, e tanti altri, piccoli e grandi, senza distinzione, perché quando sono i soldi a stabilire i tempi dei sacramenti, si accorpano i figli di tutte le età per fare un’unica festa.
Mi rimase di quel giorno il ricordo bruciante di uno schiaffo immeritato ma dovuto, indispensabile per diventare grandi e più buoni.
La ringrazio, padre, dell’immagine dolce e affettuosa che ha stampato nel cuore di ognuno, di chioccia tra i suoi pulcini, di pastore tra le sue pecore, di Gesù che si mischia, senza confondersi, con la sua gente, i suoi figli e li serve e li chiama e li accoglie, con il sorriso, pur se è stanco, pur se è Lui che dovremmo servire, avendo tanti più anni di noi (2000 o infiniti?).
“Eccellenza”, non so se sia giusto continuare a chiamarla così o non sia più naturale buttarle le braccia al collo, come in effetti è realmente avvenuto domenica, dimenticando l’etichetta e l’anello che è o era doveroso baciare.
Grazie per come si pone nei confronti di chi le è stato affidato, per l’affabilità, il calore e la gioia che ci trasmette, grazie per l’amore che lo Spirito le infonde e che ci comunica che Gesù continua a stare in mezzo a noi.
Con stima e affetto

una pecora ritornata all’ovile

15 gennaio 2003

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