S.Tommaso

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Signore ti lodo, ti ringrazio e ti benedico per gli uomini che hanno avuto bisogno di toccare, di vedere, di sentire, per accertarsi che sei fedele alle promesse e che non li avevi lasciati soli.

Grazie Signore per San Tommaso, per la sua incredulità, grazie per quei discepoli smarriti, impauriti a cui tu hai comunicato fiducia, certezza nella tua resurrsezione, mostrandoti  a loro.

Grazie Signore perchè la forza dell’evento ha cambiato, plasmato, trasformato i loro cuori, li ha resi sprezzanti del pericolo e coraggiosi nell’affrontare il martirio.

Grazie perchè quella testimonianza  ci aiuta ogni giorno a credere che non sei un fantasma, ma una persona viva e vera che continua a camminare con noi.


(già pubblicato il 3 luglio 2007)

Pasqua:ascoltare e vedere.

 Sfogliando il diario 

Cosa dire di questa Pasqua? La prima cosa che mi viene in mente che non è finita così, non può finire così, con una veglia in cui il suggestivo rito della luce ci apre la mente al mistero, con il rimpianto del festoso risuonare delle campane che un tempo annunciavano, a mezzogiorno del sabato, la resurrezione di Cristo.
Lo facevano resuscitare di giorno ai miei tempi, Gesù, e ,se le cose non stavano esattamente così, noi bambini aspettavamo quel momento magico in cui il silenzio e il digiuno era interrotto dal festoso annuncio delle campane. Giovanni si aspettava di sentirle, quando gliel’ho raccontato, ma è rimasto deluso.
La Pasqua la vivevamo da svegli, mentre oggi i bimbi vanno a dormire, ad eccezione di quelli che vengono svegliati, quando il sacerdote versa loro l’acqua benedetta sul capo, se i genitori scelgono di farli battezzare durante la messa di mezzanotte. Le chiese a quell’ora sono affollate perchè molti credono di salvarsi l’anima andando a messa almeno a Pasqua , preferibilmente di notte, così non li vede nessuno, di quelli che potrebbero criticare.
Peccato che non ci siano per lo spettacolo posti a sedere, che non la finiscano mai con tutte quelle letture, che si è stanchi dopo una settimana di lavoro, che è come andare a vedere un film in cinese, che, se ci capisci qualcosa, sei un genio.
Le potrebbero fare più corte le messe”, si sente dire alla fine, e poi guai andare avanti, è meglio stare vicini alla porta, appoggiati all’ultima colonna, così si fa prima ad uscire, quando la messa finisce.

Dicevo che per fortuna non finisce così, perchè sarebbe da pazzi.
Una messa che dura quello che dura e poi una grande abbuffata se siamo invitati, una grande ammazzata se abbiamo invitati.
Quest’anno mi ero riproposta di andarci anch’io alla veglia di mezzanotte, perchè nostro figlio a pranzo sarebbe andato dalla consuocera e non avevo grossi piatti da preparare. Mi ci sono messa d’impegno, ma tant’è che le cose sono andate alla stessa maniera degli anni scorsi.
Piegata in due per il mal di schiena, ho pensato che forse c’era qualcosa di più importante fare per Lui e che ci dovevo pensare.
Ci sono andata la mattina dopo e don Gino, nell’omelia, ci ha chiesto se eravamo contenti, perchè era Pasqua e Cristo è risorto; ma la risposta si è fatta attendere.
Mi sono guardata intorno e mi sono ritrovata in quei visi stanchi e provati delle donne che formavano gran parte dell’assemblea. Le donne, che sono andate al sepolcro la mattina presto, erano le stesse che stavano lì alla messa, perchè dopo non si potevano permettere di allontanarsi da casa per via degli impegni a cui la famiglia le chiamava.
Meno male che non è finita qui, mi sono detta. Mica gli apostoli l’hanno visto subito Gesù
Mi sono chiesta come annunciare la resurrezione a chi è nell’angoscia, come dire:” Il tuo Dio è qui, non devi temere!”
A fatica mi ero recata in chiesa, con il pensiero alle cose che dovevo preparare per il pranzo, visto che due pellegrini ce li eravamo caricati sopra le spalle, in alternativa alla veglia pasquale nonostante il dolore alla schiena.
Le parole che Gesù rispose ai suoi discepoli che gli chiedevano dove preparare la festa ci avevano, infatti, fortemente interpellato.

«Dove vuoi che ti prepariamo la cena pasquale?»  Egli disse: «Andate in città dal tale e ditegli: "Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te, con i miei discepoli"».

Quest’anno il triduo pasquale lo voglio fare per bene”, mi sono detta. “Mi ci metto d’impegno e trascuro tutto il resto”. Ma le scuole chiudono il mercoledì santo per riaprire il giovedì successivo.
La marttina di giovedì mi sono inventata, grazie a Dio, un interesse per Giovanni.
Andiamo a vedere come preparano la tavola per Gesù, lo Sposo, perchè questa sera ci invita alla sua mensa ed è l’ultima volta, prima di morire”.
Per fortuna si è entusiasmato all’allestimaento dell’altare della Reposizione, un vero e proprio giardino dentro la chiesa. Gli ho detto che era quello che Adamo ed Eva vollero trasformare a loro piacimento, non pensando che doveva servire anche agli altri. Gli ho fatto vedere i rami d’olivo mischiati ai fiori, quei rami che avrebbero fatto da sfondo alla sua passione e che solo poche ore prima erano state agitate in segno di esultanza al suo passaggio, la domenica delle palme. Ne è rimasto turbato, ma a lui, come a tutti i bambini, interessa che la storia vada a finire bene, come nelle favole.
Le storie di Gesù vanno sempre a finire bene, ad eccezione dell’ultima che sembra una contraddizione. Ma la resurrezione è la verità che ha abbracciato per primo, grazie a Dio.
Del resto se i suoi eroi dei cartoni non muoiono, come poteva fare eccezione Gesù?
Veramente una obiezione me l’ha fatta Giovanni, perchè lo turba che ci sia gente che va all’inferno.
Io gli ho detto che l’inferno non l’ha inventato Dio, ma noi quando decidiamo di fare i cattivi, di infrangere le regole di farci giustizia da soli. E lui lo sa, quando ad un dispetto o ad una carezza maldestra di Emanuele risponde con la violenza e si becca una punizione.

Era impaziente Giovanni di aprire le uova ma la mamma e il papà, visto che è diventato grande e che ad aprile compie sei anni, hanno deciso di dare un senso alla festa, imponendogli il sacrificio di aspettare che Gesù risorgesse. Nonostante la sfregola lo divorasse, si è immedesimato a tal punto con la passione di Gesù che venerdì sera ha seguito in televisione con tutta la famiglia la via crucis del Papa al Colosseo. Si è commosso tantissimo ad ascoltare il narratore che raccontava con parole semplici quello che era successo. Sotto la croce il fatto che c’era Giovanni, il discepolo che Gesù amava (nel quale si è sempre identificato) lo ha riempito di gioia, perchè non poteva sopportare che Gesù rimanesse solo in quel momento così drammatico.
Solo allora ha chiuso gli occhi e si è sentito felice.

Gianni, di ritorno dalla veglia di mezzanotte mi ha detto che gli era toccata da leggere l’incomprensibile profezia di Baruc, come tutti gli anni, ma questa volta era stato colpito e meravigliato che le letture della notte di Pasqua invitassero ancora all’ascolto.
Non era ormai arrivato il tempo di vedere?
La luce, il rito suggestivo della luce lo portava a pensare così.
"Lampada ai miei passi è la tua parola", sta scritto. Giovanni, il discepolo che Gesù amava racconta che Maria Maddalena non vede Gesù, se non dopo averlo ascoltato e essersi sentita chiamare per nome.
vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù". Il Vangelo ci invita a riflettere sul fatto che per vedere Gesù è necessario prima metterci in ascolto.
Risorgeremo ogni volta che saremo capaci di dire di noi stessi: ”il discepolo che Gesù ama”, perchè Gesù ama tutti, non solo Giovanni.






Emmaus

“ Signore Gesù, aiutaci, ogni volta,
ad incontrare coloro che ci sono stati affidati
con lo stile con cui tu incontrasti i discepoli sulla strada di Emmaus.
Aiutaci ad accostarci a loro con discrezione e rispetto,
senza imporre la nostra presenza e la nostra autorità.
Aiutaci a camminare con loro
Misurando il nostro passo alle loro forze e alle loro esigenze,
senza mai costringerli a subire il nostro.
Aiutaci a partire dalle loro domande,
dai loro problemi, dai loro desideri, dai loro valori.
Ricordaci che le persone, con le loro storie,
vengono prima dei programmi, dei testi, della nostra mentalità,
delle nostre esigenze e di quelle delle nostre comunità.
Aiutaci a rispondere senza false sicurezze,
senza retorica, senza frasi fatte, senza luoghi comuni;
ma con risposte vere e sincere che facciano ardere il loro cuore,.
Signore Gesù, aiutaci a farti riconoscere nello spezzare il pane:
nei gesti d’amore, di rispetto, di professionalità, di attenzione, di servizio.
Signore Gesù, donaci di avere la possibilità di indicarti presente
In famiglie e comunità che ti credono, ti vivono e ti testimoniano”..

(Romolo Taddei: “Compagni di viaggio” )

http://tinyurl.com/2wrrsb

SABATO SANTO

Te ne sei andato Signore Gesù! Non siamo stati capaci di vegliare con te, di starti vicino  fino alla fine. 

Unirci a te nella passione  avrebbe comportato amare, come tu le hai amate, le persone che il Padre ti ha dato. Tra queste ci sono anche i nostri nemici, quelli che non ci amano, che non ci vogliono, che ci tradiscono, nonostante abbiamo fatto loro del bene: gli imperdonabili, che non si meritano niente perchè non danno niente.

Signore Gesù, ci hai lasciato il tuo corpo, appeso alla croce, dopo averci nutrito del Pane di vita.

Questa volta dobbiamo aspettare fino alla notte di Pasqua, per riassaporare quel cibo di vita eterna.

Ma come la manna che il venerdì si raccoglieva anche per il Sabato, l’unico giorno in cui era permesso farne provvista, così abbiamo fatto, ieri sera, certi che tu non ci lascerai soli ad affrontare questo silenzio di morte.

Con tua madre vogliamo pregare e sperare che il tuo sacrificio non sia stato vano per nessuno di noi.

foto:http://digilander.libero.it/arrigomuscio/audiocassetta%20adorazione_file/image002.jpg

Nostro fratello Giuda

Don Primo Mazzolari

foto:©https://scintillanti.files.wordpress.com/2008/03/videoguida_2.jpg

Intervento nel Giovedì Santo 1958

Miei cari fratelli, è proprio una scena d’agonia e di cenacolo. Fuori c’è tanto buio e piove. Nella nostra Chiesa, che è diventata il Cenacolo, non piove, non c’è buio, ma c’è una solitudine di cuori di cui forse il Signore porta il peso. C’è un nome, che torna tanto nella preghiera della Messa che sto celebrando in commemorazione del Cenacolo del Signore, un nome che fa’ spavento, il nome di Giuda, il Traditore.

Un gruppo di vostri bambini rappresenta gli Apostoli; sono dodici. Quelli sono tutti innocenti, tutti buoni, non hanno ancora imparato a tradire e Dio voglia che non soltanto loro, ma che tutti i nostri figlioli non imparino a tradire il Signore. Chi tradisce il Signore, tradisce la propria anima, tradisce i fratelli, la propria coscienza, il proprio dovere e diventa un infelice.

Io mi dimentico per un momento del Signore o meglio il Signore è presente nel riflesso del dolore di questo tradimento, che deve aver dato al cuore del Signore una sofferenza sconfinata.

Povero Giuda. Che cosa gli sia passato nell’anima io non lo so. E’ uno dei personaggi più misteriosi che noi troviamo nella Passione del Signore. Non cercherò neanche di spiegarvelo, mi accontento di domandarvi un po’ di pietà per il nostro povero fratello Giuda. Non vergognatevi di assumere questa fratellanza. Io non me ne vergogno, perché so quante volte ho tradito il Signore; e credo che nessuno di voi debba vergognarsi di lui. E chiamandolo fratello, noi siamo nel linguaggio del Signore. Quando ha ricevuto il bacio del tradimento, nel Getsemani, il Signore gli ha risposto con quelle parole che non dobbiamo dimenticare: ‘Amico, con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo!’

Amico! Questa parola che vi dice l’infinita tenerezza della carità del Signore, vi fa’ anche capire perché io l’ho chiamato in questo momento fratello. Aveva detto nel Cenacolo non vi chiamerò servi ma amici. Gli Apostoli son diventati gli amici del Signore: buoni o no, generosi o no, fedeli o no, rimangono sempre gli amici. Noi possiamo tradire l’amicizia del Cristo, Cristo non tradisce mai noi, i suoi amici; anche quando non lo meritiamo, anche quando ci rivoltiamo contro di Lui, anche quando lo neghiamo, davanti ai suoi occhi e al suo cuore, noi siamo sempre gli amici del Signore. Giuda è un amico del Signore anche nel momento in cui, baciandolo, consumava il tradimento del Maestro.

Vi ho domandato: come mai un apostolo del Signore è finito come traditore? Conoscete voi, o miei cari fratelli, il mistero del male? Sapete dirmi come noi siamo diventati cattivi? Ricordatevi che nessuno di noi in un certo momento non ha scoperto dentro di sé il male. L’abbiamo visto crescere il male, non sappiamo neanche perché ci siamo abbandonati al male, perché siamo diventati dei bestemmiatori, dei negatori. Non sappiamo neanche perché abbiamo voltato le spalle a Cristo e alla Chiesa. Ad un certo momento ecco, è venuto fuori il male, di dove è venuto fuori? Chi ce l’ha insegnato? Chi ci ha corrotto? Chi ci ha tolto l’innocenza? Chi ci ha tolto la fede? Chi ci ha tolto la capacità di credere nel bene, di amare il bene, di accettare il dovere, di affrontare la vita come una missione. Vedete, Giuda, fratello nostro! Fratello in questa comune miseria e in questa sorpresa!

Qualcheduno però, deve avere aiutato Giuda a diventare il Traditore. C’è una parola nel Vangelo, che non spiega il mistero del male di Giuda, ma che ce lo mette davanti in un modo impressionante: ‘Satana lo ha occupato’. Ha preso possesso di lui, qualcheduno deve avervelo introdotto. Quanta gente ha il mestiere di Satana: distruggere l’opera di Dio, desolare le coscienze, spargere il dubbio, insinuare l’incredulità, togliere la fiducia in Dio, cancellare il Dio dai cuori di tante creature. Questa è l’opera del male, è l’opera di Satana. Ha agito in Giuda e può agire anche dentro di noi se non stiamo attenti. Per questo il Signore aveva detto ai suoi Apostoli là nell’ orto degli ulivi, quando se li era chiamati vicini: ‘State svegli e pregate per non entrare in tentazione’.

E la tentazione è incominciata col denaro. Le mani che contano il denaro. Che cosa mi date? Che io ve lo metto nelle mani? E gli contarono trenta denari. Ma glieli hanno contati dopo che il Cristo era già stato arrestato e portato davanti al tribunale. Vedete il baratto! L’amico, il maestro, colui che l’aveva scelto, che ne aveva fatto un Apostolo, colui che ci ha fatto un figliolo di Dio; che ci ha dato la dignità, la libertà, la grandezza dei figli di Dio. Ecco! Baratto! Trenta denari! Il piccolo guadagno. Vale poco una coscienza, o miei cari fratelli, trenta denari. E qualche volta anche ci vendiamo per meno di trenta denari. Ecco i nostri guadagni, per cui voi sentite catalogare Giuda come un pessimo affarista.

C’è qualcheduno che crede di aver fatto un affare vendendo Cristo, rinnegando Cristo, mettendosi dalla parte dei nemici. Crede di aver guadagnato il posto, un po’ di lavoro, una certa stima, una certa considerazione, tra certi amici i quali godono di poter portare via il meglio che c’è nell’anima e nella coscienza di qualche loro compagno. Ecco vedete il guadagno? Trenta denari! Che cosa diventano questi trenta denari?

Ad un certo momento voi vedete un uomo, Giuda, siamo nella giornata di domani, quando il Cristo sta per essere condannato a morte. Forse Lui non aveva immaginato che il suo tradimento arrivasse tanto lontano. Quando ha sentito il crucifigge, quando l’ha visto percosso a morte nell’atrio di Pilato, il traditore trova un gesto, un grande gesto. Va’ dov’erano ancora radunati i capi del popolo, quelli che l’avevano comperato, quella da cui si era lasciato comperare. Ha in mano la borsa, prende i trenta denari, glieli butta, prendete, è il prezzo del sangue del Giusto. Una rivelazione di fede, aveva misurato la gravità del suo misfatto. Non contavano più questi denari. Aveva fatto tanti calcoli, su questi denari. Il denaro. Trenta denari. Che cosa importa della coscienza, che cosa importa essere cristiani? Che cosa ci importa di Dio? Dio non lo si vede, Dio non ci da’ da mangiare, Dio non ci fa’ divertire, Dio non da’ la ragione della nostra vita. I trenta denari. E non abbiamo la forza di tenerli nelle mani. E se ne vanno. Perché dove la coscienza non è tranquilla anche il denaro diventa un tormento.

C’è un gesto, un gesto che denota una grandezza umana. Glieli butta là. Credete voi che quella gente capisca qualche cosa? Li raccoglie e dice: ‘Poiché hanno del sangue, li mettiamo in disparte. Compereremo un po’ di terra e ne faremo un cimitero per i forestieri che muoiono durante la Pasqua e le altre feste grandi del nostro popolo’.

Così la scena si cambia, domani sera qui, quando si scoprirà la croce, voi vedrete che ci sono due patiboli, c’è la croce di cristo; c’è un albero, dove il traditore si è impiccato. Povero Giuda. Povero fratello nostro. Il più grande dei peccati, non è quello di vendere il Cristo; è quello di disperare. Anche Pietro aveva negato il Maestro; e poi lo ha guardato e si è messo a piangere e il Signore lo ha ricollocato al suo posto: il suo vicario. Tutti gli Apostoli hanno abbandonato il Signore e son tornati, e il Cristo ha perdonato loro e li ha ripresi con la stessa fiducia. Credete voi che non ci sarebbe stato posto anche per Giuda se avesse voluto, se si fosse portato ai piedi del calvario, se lo avesse guardato almeno a un angolo o a una svolta della strada della Via Crucis: la salvezza sarebbe arrivata anche per lui.

Povero Giuda. Una croce e un albero di un impiccato. Dei chiodi e una corda. Provate a confrontare queste due fini. Voi mi direte: ‘Muore l’uno e muore l’altro’. Io però vorrei domandarvi qual è la morte che voi eleggete, sulla croce come il Cristo, nella speranza del Cristo, o impiccati, disperati, senza niente davanti.

Perdonatemi se questa sera che avrebbe dovuto essere di intimità, io vi ho portato delle considerazioni così dolorose, ma io voglio bene anche a Giuda, è mio fratello Giuda. Pregherò per lui anche questa sera, perché io non giudico, io non condanno; dovrei giudicare me, dovrei condannare me. Io non posso non pensare che anche per Giuda la misericordia di Dio, questo abbraccio di carità, quella parola amico, che gli ha detto il Signore mentre lui lo baciava per tradirlo, io non posso pensare che questa parola non abbia fatto strada nel suo povero cuore. E forse l’ultimo momento, ricordando quella parola e l’accettazione del bacio, anche Giuda avrà sentito che il Signore gli voleva ancora bene e lo riceveva tra i suoi di là. Forse il primo apostolo che è entrato insieme ai due ladroni. Un corteo che certamente pare che non faccia onore al figliolo di Dio, come qualcheduno lo concepisce, ma che è una grandezza della sua misericordia.

E adesso, che prima di riprendere la Messa, ripeterò il gesto di Cristo nell’ ultima cena, lavando i nostri bambini che rappresentano gli Apostoli del Signore in mezzo a noi, baciando quei piedini innocenti, lasciate che io pensi per un momento al Giuda che ho dentro di me, al Giuda che forse anche voi avete dentro. E lasciate che io domandi a Gesù, a Gesù che è in agonia, a Gesù che ci accetta come siamo, lasciate che io gli domandi, come grazia pasquale, di chiamarmi amico.

La Pasqua è questa parola detta ad un povero Giuda come me, detta a dei poveri Giuda come voi. Questa è la gioia: che Cristo ci ama, che Cristo ci perdona, che Cristo non vuole che noi ci disperiamo. Anche quando noi ci rivolteremo tutti i momenti contro di Lui, anche quando lo bestemmieremo, anche quando rifiuteremo il Sacerdote all’ultimo momento della nostra vita, ricordatevi che per Lui noi saremo sempre gli amici.

Vorrei avere i tuoi occhi.

Vorrei salire molto in alto, Signore,
Sopra la mia città,
Sopra il Mondo,
Sopra il Tempo. Vorrei purificare il mio sguardo e avere i Tuoi occhi. Vedrei allora l’Universo, l’Umanità, la Storia, come li vede il Padre.
Vedrei in questa prodigiosa trasformazione della materia,
In questo perpetuo fermento di vita,
Il Tuo grande Corpo che nasce sotto il soffio dello Spirito.
Vedrei la bella, eterna Idea d’Amore del Tuo Padre che si realizza progressivamente:
Tutto ricapitolare in Te, le cose del cielo e quelle della terra.
E vedrei che, oggi come ieri, i minimi particolari vi partecipano,
Ogni uomo al suo posto,
Ogni gruppo
Ed ogni oggetto.
Vedrei quell’officina e quel cinema,
La discussione del contratto collettivo e il collocamento della fontanella.
Vedrei il prezzo del pane al calmiere e la comitiva di giovani che va a ballare.
Il bimbo che nasce ed il vecchio che muore.
Vedrei la minima particella di materia e il più piccolo palpito di vita,
L’amore e l’odio,
Il peccato e la grazia.
Commosso, comprenderci che dinanzi a me si svolge la Grande Avventura d’Amore iniziata all’alba del Mondo,
La Storia Sacra, che secondo la promessa non terminerà che nella gloria, dopo la risurrezione della carne,
Quando Ti presenterai dinanzi al Padre dicendo: tutto è compiuto, Io sono l’Alfa e l’Omega, l’inizio e il Termine.
Comprenderei che tutto è unito insieme,
Che tutto non è che un unico movimento di tutta l’Umanità e di tutto l’Universo verso la Trinità, in Te e per Te, Signore.
Comprenderei che nulla è profano: cose, persone, avvenimenti,
Ma che, al contrario, tutto è consacrato all’inizio da Dio
E che tutto deve essere consacrato dall’uomo divinizzato.
Comprenderei che la mia vita, impercettibile palpito in questo Grande Corpo Totale,
è, un tesoro indispensabile nel Progetto del Padre.
Allora, cadendo in ginocchio, ammirerei, Signore, il mistero di questo Mondo
Che, nonostante gli innumerevoli e orribili spropositi del peccato,
è, un lungo palpito d’amore, verso l’Amore eterno.

Vorrei salire molto in alto, Signore,
Sopra la mia città,
Sopra il Mondo,
Sopra il Tempo.
Vorrei purificare il mio sguardo e avere i Tuoi occhi.

(M. Quoist )