Il Signore dell'oltre

Dal terrazzo della casa che stiamo costruendo in campagna si vede la Bella addormentata.
I suoi contorni si stagliano nitidi all’orizzonte, specie al tramonto di calde giornate estive o nelle gelide ma terse giornate invernali, e lo spettacolo che ci si presenta sembra trasportarti in un’altra dimensione.
Quando per la prima volta salimmo sul colle che io avrei avuto in eredità da mia madre, non ci soffermammo a guardare le bellezze della natura che si stendevano davanti ai nostri occhi, preoccupati a scansare i sassi del sentiero mal tracciato, a superare l’erba cresciuta troppo in fretta, a pensare che sarebbe stato bello costruirci una casa.
Pian piano quel colle lo scaliamo pregando, dal giorno in cui il Signore ci mostrò che a dispetto delle ville lussuose dei dintorni, quella che noi non avevamo costruito era la più bella, perché le pareti le aveva costruite Lui con le sue mani, erano i monti, erano le valli, erano i pendii lussureggianti e variopinti, delle aree coltivate, era il mare che si intravedeva da lontano, che si affacciava tra due spicchi di terra popolati di case.
Ma l’opera maestra erano quelle montagne, la Maiella e il Gran Sasso, e specie quest’ultimo che si stendeva sereno assumendo le fattezze di una donna addormentata, che fiduciosa si abbandona all’abbraccio del sole dell’aria del cielo, di tutto il creato.
Abbiamo sempre pensato che fosse un pezzo unico forgiato dalla mano dell’artefice, non scomponibile, uguale da qualsiasi posto si guardasse.
A Prati di Tivo, dove lo scorso anno, ci siamo recati per un un breve weekend, affacciandoci alla finestra dell’albergo ci siamo trovati davanti un monte, non tanto elevato, brullo, e siccome era settembre anche un po’ imbronciato come il cielo che non si decideva a far filtrare qualche raggio di luce che lo illuminasse e lo facesse sembrare un po’ meno tetro.
Lo stupore fu grande quando ci rendemmo conto che stavamo dentro il volto della Bella addormentata, quell’opera stupenda e sublime che ci aveva fatto piegare le ginocchia.
I monti, come il Corno Grande o il Piccolo di per sé possono non dirci niente, anzi a volte sono proprio brutti, ma se li guardi da lontano tutti assieme ti affascinano e ti parlano di potenza, di grandezza, di perfezione: ti parlano di Dio.
Così accade alle nostre storie di uomini, che, viste da vicino, sono veramente storie da poco, poco luminose, poco edificanti, poco belle ma a guardarle da lontano sono opere perfette, se illuminate dalla luce che viene dall’alto.                                                                                     
Al Signore dell’oltre
Signore oggi ti vogliamo lodare benedire e ringraziare perché ci guidi passo passo dentro al mistero della tua creazione, dentro il mistero della tua misericordia, dentro il mistero della tua grazia.
Tu ci porti per mano, Signore, attraverso le tue meraviglie, ci fai fermare, quando non ci accorgiamo di un fiore sbocciato all’improvviso nel nostro giardino, quando il canto degli uccelli che saluta il mattino, non riesce a stupirci, quando il cielo imbronciato lascia trasparire un lembo di azzurro, quando non vediamo nei turgidi nodi dei rami, la vita che si rinnova, quando il frutto che ci prepari vorremmo coglierlo subito senza dover aspettare.
Ti vogliamo lodare e ringraziare Signore perché hai alzato il velo che offuscava i nostri occhi affinché guardassimo oltre, introducendoci ai significati reconditi delle cose create, al mistero che in esse è racchiuso, grazie perché abbiamo visto non un paesaggio orrido e tenebroso, pieno di ombre inquietanti, non un abisso di tormentata paura, ma te Signore che ti nascondi e vivi nel disfacimento di ciò che ha terminato la corsa, nel limite invalicabile della nostra umanità, nel non senso di ciò che finisce, nella paura per ciò che non siamo, nel terrore per ciò che ci aspetta, nella percezione drammatica della nostra impotenza, in tutto ciò che ci fa desiderare che tu esista, che tu ci ascolti, in tutto ciò che ci spinge a chiedere aiuto.
Grazie, Signore, perché, andando oltre, superando il limite invalicabile del nostro essere uomini e prendendo le ali che solo tu ci sai dare, abbiamo visto la luce che illumina le cose che non vedevamo, abbiamo colto il senso della nostra inadeguatezza, abbiamo gioito guardando il creato e abbiamo cominciato ad amarlo, perché tu lo ami, perché è opera delle tue mani; grazie, Signore, perché ci stai prestando i tuoi occhi per vedere anche in un pezzo anonimo e informe di roccia un elemento imprescindibile, a che si realizzi una splendida scultura..
Signore dell’oltre ti vogliamo chiamare, perché ogni giorno, ogni momento ci stupisci con le tue meraviglie nascoste e svelate pian piano. Signore dell’oltre ogni umana immaginazione, Signore dell’oltre ogni più ardito desiderio.
Signore, continua a manifestarti dietro le cose piccole e grandi della vita di ognuno di noi, continua a stupirci con la tua multiforme e imprevedibile grazia, risplendi lì dove vediamo solo buio, dà vita a ciò che consideriamo già morto, risuona dove il silenzio é immobile e senza speranza.Signore dell’oltre, grazie dell’esserti svelato, grazie per averci fatto dono della tua presenza, grazie per averci reso partecipi del tuo mistero.
6 aprile 2005
Da Famiglia oggi:riflessioni di coppia (rubrica radiofonica a cura di Gianni e Antonietta)
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