IL SIGNORE DEL SABATO

VANGELO (Lc 6,1-5)
Dio non si preoccupa di se stesso, ma dell’uomo.
Sa infatti che senza di Lui morirebbe.
Il sabato, secondo il racconto biblico, Dio si era riposato.
Perciò questo giorno prevedeva la sospensione di qualsiasi lavoro, per essere completamente disponibili per Dio.
Ma con il tempo le pratiche religiose avevano fatto perdere di vista il senso del riposo.
Gesù è venuto per farci entrare efficacemente nel riposo di Dio.
Infatti, pur osservando il sabato in tante occasioni riportate dai Vangeli, si sente libero di non seguirne i precetti, quando questi non corrispondono alla verità ad essi sottesa.
E’ l’uomo ad avere bisogno di Dio e non viceversa.
Attraverso l’Eucaristia, è Lui che ci dona ciò di cui abbiamo bisogno per avere vita e dare vita.
Non a caso resuscitò il giorno dopo il sabato, la nostra domenica, che per gli Ebrei era un anonimo inizio di settimana, un lunedì qualsiasi.
La domenica Dio ci risuscita, per farci vivere bene tutti i giorni della settimana, immettendoci nel Suo tempo.
L’infinito riposo che il Creatore ha deciso di donare ad ogni creatura, attraverso la Nuova Creazione a cui ha dato inizio Cristo Gesù.

B.V.Maria Addolorata

” Donna ecco tuo figlio! “(Gv 19,26)
Oggi Signore ci doni tua madre, il dono più grande che potevi farci dopo il sacrificio consumato sulla croce.
Tu ci doni non una madre qualsiasi, ma tua madre, colei che fu resa degna e considerata degna di accoglierti nel suo seno, di dirti di sì, nella più perfetta umiltà, alla nostra redenzione.
L’hai chiamata “donna” e non “madre” tutte le volte che di lei o a lei hai parlato.
Questo tuo atteggiamento mi ha sempre destabilizzato, come se tu volessi prendere le distanze da lei come se non corrispondesse in maniera adeguata al tuo amore per lei.
Ma niente tu fai a caso, né parole ingiuste escono dalla tua bocca.
L’amore tu lo hai mostrato fino all’ultimo, l’amore perfetto, che non considera mai suo quello che di più prezioso ha, ma lo dona con gioia a chi ne ha bisogno.
E noi Signore, anche se non ce ne rendiamo conto, abbiamo molto più bisogno di te, di una madre che ci accompagni, ci guidi, ci rimbocchi le coperte, non ci faccia perdere di vista te l’orizzonte entro il quale dobbiamo vivere la nostra vita, reindirizzare le nostre fragili imbarcazioni.
Lei sa di cosa di cosa abbiamo bisogno, perché tu l’hai associata alla tua incarnazione, alla tua passione, alla tua morte e alla tua resurrezione.
” Anche a te una spada trafiggerà l’anima ” disse il vecchio Simeone in un momento di grande esultanza, di commozione, quando tu fosti portato al tempio, per essere presentato a Dio, a colui dal quale eri venuto e al quale dovevi tornare.
Maria ci accompagni sempre in questo pellegrinaggio terreno, come ha accompagnato te mio Signore, con umiltà e discrezione ci ricordi i misteri della gioia, della luce, del dolore, della gloria, ci ricordi la tua vita e la sua vita, il suo percorso di luce e di mistero, di servizio umile e operoso alla tua sequela.
Ci illumini Maria, la stella a orientarci tra i flutti minacciosi di questo mare in tempesta e ci indichi il porto sicuro.
Signore grazie per questo dono che oggi la liturgia ci ricorda, ma che tu ci hai fatto da sempre e per sempre sarà a nostra disposizione, quando il vento soffia forte e spezzerà i rami degli alberi, dopo averli spogliati delle foglie, quando il terremoto sconvolgerà le nostre case di mattoni e noi non sapremmo dove abitare, quando il cielo si coprirà di nubi nere e la tempesta ci porterà lontano e ci chiuderà gli occhi, impedendoci di vedere dove stiamo andando.
Grazie Signore di questo dono grande che ogni giorno di più apprezzo, grazie perché ci hai dato una scala per salire fino a te.

Al centro l’uomo

“E’ Lui che noi annunciamo” (Col 1,28)
Annunciare te Signore, metterti al centro della nostra vita, questo è il nostro desiderio, questo l’orientamento della nostra vita.
Sappiamo che così facendo facciamo più il nostro interesse che il tuo.
Tu sei perfetto, sei Dio e non hai bisogno di nulla, perchè significherebbe che ti manca qualcosa e questo contraddirebbe la tua identità.
Siamo noi ad aver bisogno di te, un bisogno purtroppo non riconosciuto, perchè identifichiamo il nostro bene in ciò che ci piace e che ci fa stare bene senza fatica e senza dover aspettare.
Vogliamo tutto e subito, gratis, vogliamo decidere autonomamente dove andare e con chi.
Non ci fidiamo di te Signore perchè il seguirti comporta sacrificio, attenzione, pazienza, orecchi, occhi e cuore aperti alla novità che ogni giorno ci metti davanti.
Siamo purtroppo ingessati nei nostri giudizi e pregiudizi, nei nostri ragionamenti sempre uguali, le nostre logiche umane che contrastano con quello che tu dici e fai.
Signore quante volte , pur avendo sperimentato quanta verità c’è nelle tue parole, me ne allontano e antepongo a te i miei interessi, i miei desideri che non corrispondono ai tuoi!
Quando questo succede la conseguenza è la perdita della serenità e della pace che connotano i tuoi figli che vivono nella consapevolezza di esserlo realmente.
Così, come accade in una partita di calcio, quando l’arbitro dice di mettere la palla al centro, mi dico che, se sto male, è perchè ti ho messo in un angolo e non ti permetto di operare per il mio bene.
Tu nel vangelo di oggi mostri ai farisei e agli scribi chi mettere al centro.
Paradossalmente non ti metti tu che ne hai tutto il diritto, ma metti l’uomo, un uomo che ha bisogno di aiuto nel giorno di sabato in cui non era permesso guarire un malato.
Signore l’uomo dalla mano inaridita sono io che non riesco a lasciarmi andare per aprirla ed accogliere il dono del tuo amore che ci fai attraverso l’Eucaristia.
La domenica, a differenza del sabato ebraico, è un giorno speciale, un giorno in cui le mani devono bere di aprirsi e di muoversi per venire a prendere da te ciò che ci serve per la giornata che stiamo vivendo per la settimana che comincia.
Oggi, leggendo il vangelo, per la prima volta non ho pensato all’avarizia di chi vuole tenere tutto per sè, e al dovere del cristiano di soccorrere i bisognosi.
Grazie Signore, perchè il tuo gesto mi ha mostrato che per te non è importante la legge, ma l’uomo, che tu hai messo al centro di tutta la creazione, perchè viva del frutto delle sue mani in un costante rendimento di grazie.
Apri le nostre mani inaridite, trasformale in coppe capienti per prendere e non disperdere i tuoi doni che non ti stanchi mai di farci recapitare, se ci lasciamo provocare e convocare da te, al centro della nostra umana fragilità, del nostro limite.
Tocca e guarisci Signore le nostre rigidità, rendici capaci di abbracci lasciandoci abbracciare da te.

SFOGLIANDO IL DIARIO…

” abbiate piena conoscenza della sua volontà” (Col 1,9)
Signore sono qui con la stanchezza sulle spalle, con il corpo martoriato dalla fatica di vivere questa vita avara di compensi, di gioia, sono qui dopo che anche di notte i sogni mi hanno ricordato la mia inadeguatezza e i no con i quali mi scontro ogni giorno. Sono qui Signore approfittando del silenzio e della pace di quest’ora per mettermi in contatto con te, per entrare nella tua casa e farti entrare nella mia sì da essere una sola cosa con te.
So che chiedo troppo Signore, ma non c’è strada da me conosciuta che mi permetta di scrutare il tuo volere.
Quanto vorrei essere così intima a te per conoscerlo e farlo mio!
Come vorrei che i miei desideri coincidessero con i tuoi!
Quante volte, specie in questi ultimi tempi mi sembra che mi sono affaticata invano, che ho speso le energie in modo sbagliato, inconcludente, quante volte rimetto in discussione il mio rapporto con te, perchè non mi sembra di ricevere quel pane quotidiano che ti chiedo nel Padre nostro.
Forse sbaglio a chiedere perchè non conosco la tua volontà e la mia preghiera è incentrata su ciò che io ritengo un bene, ma non tu.
Certo Signore che la strada che sto percorrendo mi sembra sempre più in salita, irta di ostacoli, faticosa.
Io ti voglio Signore, ti cerco con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta me stessa, ma non riesco a inserirmi con gioia nel tuo progetto di salvezza per quanti sforzi io faccia.
Non posso dire che l’effetto delle mie azioni non produca il bene sulle persone che tu mi affidi, le persone che mi metti sul cammino, ma a me cosa resta, quale il guadagno?
Il dolore è lo stesso ieri, oggi, domani.
La malattia lungi dal darmi tregua si rafforza nei sintomi che mi straziano la carne.
Così cerco compensi nel plauso e nella fama, cerco i ” mi piace” che mi fanno sentire viva, che mi danno il termometro della considerazione del mondo.
Tutto questo non mi appaga, non mi rende felice se non per un momento.
Come vorrei tenere sempre gli occhi fissi a te, mettere te al primo posto, non sostituirmi a te per nessun motivo, imparare a tacere e a parlare nel tempo opportuno con le tue parole e non con le mie sì da non insuperbire per la luce riflessa.
Signore mio Dio ieri sera, eri molto arrabbiato quando ci hai ricordato che non ami sacrifici che sfociano nella glorificazione del nostro io, tanto arrabbiato che ci hai colto di sorpresa quando hai detto, concludendo l’invettva contro quelli che sacrificano a dei stranieri, a idoli muti, ” Su venite, discutiamo. Anche se i vostri peccati fossero di colore scarlatto.. io non chiuderò il mio cuore e potremo insieme ricominciare il cammino alleati”
Queste parole ci hanno aperto il cuore dopo che tu ci hai fatto vedere lì dove era il nostro cancro, la pustola che infettava tutto il corpo. Ti abbiamo chiesto l’umiltà di riconoscerci peccatori, l’abbiamo chiesta a Maria scelta perchè maestra di umiltà, segno di uno svuotamento totale di sè, per portare alla luce te.
Oggi Signore rinnovo il mio sì a compiere la tua volontà che è volontà di bene, a chiederti con più insistenza di farmi conoscere il mistero del tuo volere, ad aprirmi il senso delle parabole come ci hai indicato nella preghiera che il pomeriggio abbiamo fatto con i tuoi amici nel piccolo cenacolo allestito a casa mia.
Ti ringrazio Signore di tutti gli stimoli che mi hai dato per riflettere sull’autenticità del mio amore. Ti ringrazio per tutte le persone che mi hai messo accanto per sentirmi famiglia , ti ringrazio di tutto ciò che desidero e che tu vuoi che desideri. Aiutami Signore a cogliere in questa giornata i fiori di cui cospargi il mio cammino e a non calpestarli, ma a ricordarne il colore e il profumo per la tua gloria e per la mia salvezza.

Natività di Maria

” A lui sarà dato il nome di Emanuele, Dio con noi” (Mt 1,23)
 
Dio prepara una casa per il figlio, si prepara una casa per venire ad abitare con noi.
L’Emanuele, il Dio con noi ha bisogno di un terreno dissodato, un terreno fertile che lo accolga , lo custodisca, lo faccia crescere e lo dia alla luce.
Il terreno…la casa..
Maria è la casa, l’arca dell’alleanza che veniva portata insieme a tutto il resto nel trasferimento del popolo nel deserto da un luogo ad un altro, arca che ci ricorda un’altra arca, quella di Noè, un’ arca che salva dal diluvio, un’ arca che dona la vita.
L’arca troverà poi una stabile dimora nel tempio, ma sarà anche rubata, trafugata e il tempo andrà in rovina.
Come tutte le cose del mondo che conoscono la corruzione, scompariranno, mentre rimarrà in eterno la verità ad essi sottesa,
Così Gesù, il Salvatore, diventerà tempio,tenda, arca, unito strettamente alla madre che lo ha generato dallo Spirito, con lo Spirito.
Lo Spirito di Dio toccherà questa umile donna e la trasformerà in icona vivente dell’unità inscindibile dell’uomo con Dio, l’unica che dà forza.
Maria dallo Spirito è generata, con lo Spirito genera, dallo Spirito è consacrata sposa di Cristo.
LUI ce l’ha consegnata , donata sulla croce.
” Ecco tua madre !” l’inizio del cammino alla volta del cielo.
Il Dio con noi ha bisogno di chi lo porti con sè, che lo dia alla luce, che lo testimoni, che partorisca a Lui figli di Dio.
E’ la Chiesa che oggi deve farci vivere questa fecondità a cui è chiamata, rendendo visibile Dio nel mondo.
 

Colui che salva

 
” Tu lo chiamerai Gesù” (Mt 1,21)
Signore mio Dio con questo nome sei stato chiamato.
“Colui che salva”.
Anche noi vogliamo chiamarti così, specie quando siamo attaccati dal nemico e la tentazione ci spinge a cercare altre salvezze, desiderare altre soluzioni alternative al vangelo.
Tu solo Signore puoi salvarci, specie quando ci riconosciamo poveri, bisognosi di aiuto.
Perché tu ami i più piccoli, i più deboli, tu Signore puoi operare solo in quelli che non ti legano le mani, non ti inchiodano ad una croce, condannandoti a morte.
Tu Signore puoi salvare tutti anche i tuoi persecutori e paradossalmente hai avuto più seguaci dopo la morte che durante la tua vita fatta di segni e di parole divine.
Tu salvi l’uomo dalla fossa della morte, lo salvi dalla sua insipiente sicurezza, quando a te si affida.
“Chi potrà salvarsi? ” mi veniva da chiedermi qualche giorno fa, guardando come nel mondo tutto vada a rovescio e sembra che tu sia sconfitto in questa società che pian piano sta scrivendo leggi, imponendo doveri, autorizzando comportamenti che ci allontanano da te.
Eppure la storia d’Israele racconta di un popolo che subì anche la vergogna, l’umiliazione , il dolore, lo strazio dell’esilio, della distruzione del tempio .
Tu Signore però non hai mai smesso di amarlo, non hai smesso di operare perché si realizzasse il tuo disegno di salvezza.
Il tuo progetto prevedeva che la salvezza passasse attraverso un nutrimento concreto, reale dalla madre al figlio attraverso il cordone ombelicale..
Tu Signore hai formato le tue viscere e le tue ossa nel seno della vergine Maria, hai assunto, preso da lei i caratteri somatici, hai bevuto il suo latte, sei venuto alla luce dopo nove mesi come un comune mortale.
Questo mistero è grande Signore mio Dio… perché ti sei fatto piccolo , tanto piccolo da entrare nell’utero di Maria che, pur essendo grande nella fede , era spropositatamente piccola per contenere te che sei infinitamente grande.
Eppure è successo.
E tu, colui che salva, sei venuto alla luce nella più piccola città della Giudea, in una stalla. Ti piacciono Signore le persone, le cose, umili, piccole, povere..
Maria è stata scelta propria perché aveva imparato ad essere figlia , perché non si può partorire ed essere madri se non si è fatta l’esperienza di essere figli, amati, scelti, predestinati, destinati ad essere glorificati.
L’essere figli di un Padre come il tuo , Signore, è vivere in eterno nella ferma speranza che nulla e nessuno potrà farci del male.
Così Maria è stata chiamata a collaborare al tuo disegno di giustizia e d’amore.
Tu chiami ognuno di noi a collaborare alla salvezza.
Ognuno di noi può essere reso fecondo ( felice) attraverso lo Spirito Santo che getta il seme della parola che attecchisce solo in un terreno dissodato, ben preparato.
Signore non conosco i tuoi progetti su di me non tanto per il fine quanto per il percorso attraverso cui tu vuoi venire alla luce attraverso di me, perché anche io possa vivere e dare vita.
Voglio guardare a Maria, voglio farmi guidare da lei, voglio chiedere la sua collaborazione perché anche io possa vivere l’esperienza di essere madre giusta, vera , santa, dopo aver sperimentato fino in fondo la dolcezza, la tenerezza, la credibilità dell’amore del Padre, amore per diventare madre.
Aiutami Signore a riconoscere l’amore, aiutami a farmi guidare dall’amore per diventare madre non solo di mio figlio ma dei tuoi figli insieme a Maria

Guarigioni

” Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva.”(Lc 4,40)
Gesù comincia il suo ministero di evangelizzazione, cacciando i demoni, guarendo i malati, annunciando il vangelo.
La sua opera sembra frenetica, un cammino senza sosta, senza trattenere nulla per sé, guidato dallo Spirito, in connessione con la volontà del Padre ritagliandosi momenti di intimità e di comunione con Lui, quando ancora era notte o ritirandosi in luoghi solitari rubati alla pressione delle folle che lo cercavano per farsi guarire.
Gesù non è venuto per strabiliare l’uditorio come un mago, un giocoliere o un santone, non opera per raggiungere la fama, per ottenere prestigio, ma perché l’amore di Dio si manifesti attraverso di lui, per compiere la missione per la quale è stato mandato sulla terra.
Nella prima lettera di San Paolo ai Corinzi 3,1-9 si parla chiaramente del fatto che, chiunque annuncia il regno di Dio, chiunque battezza (Apollo Paolo) è un semplice ministro perché né chi pianta né chi irriga è qualche cosa ma Dio che fa crescere.
Gesù è Dio ma nel compimento della sua missione nel mondo è un intermediario, è un uomo vero, perfetto, che svolge la sua funzione per cui è stato mandato: :
guadagnare al Padre quanti più figli, quanti più fratelli, pellegrini nel mondo, sbandati, oppressi, bisognosi di aiuto.
Gesù fa miracoli perché la gente creda a quello che dice, ma si nasconde e impone il silenzio perché non vuole che la sequela sia un colpo di fulmine, una nube che svanisce al mattino.
Non si può diventare discepoli di Cristo se non ti sei sentito toccato, guardato, risollevato da lui, risuscitato, guarito.
Non sono le belle parole, i discorsi coerenti e ben articolati che convincono le persone, quando un evento che ti cambia la vita, nel quale riconosci la sua presenza e ti viene da dire: “Il signore è qui e non lo sapevo!”
Ma lo devi cercare Gesù, devi cercare la sua parola, la sua mano benedicente, cercare quale sia la sua vera identità, cercare, cercare…
Le folle lo cercavano.
Non tutti quelli che cercano lo trovano, quando in Lui cercano la soluzione ai propri problemi ovvero lo trovano ma non lo riconoscono o lo trovano e poi, tratto il beneficio cercato, lo perdono di vista e tornano alle occupazioni abituali.
La suocera di Pietro guarita dalla febbre, si mise a servire.
La guarigione è quando cominci a funzionare, quando assolvi alla funzione per la quale sei stato creato.
Quando ci si guasta la macchina o facciamo un incidente, portiamo la macchina dal meccanico o dal carrozziere.
Questo non vuol dire che siamo da quel momento esenti da qualsiasi altro guaio.
La macchina si può fermare di nuovo se non usiamo le dovute precauzioni, se non stiamo attenti.
Non si viaggia più come prima se si è sfiorata la morte.
Si diventa più prudenti.
Sono gli scriteriati continuano a pigiare l’acceleratore incuranti dei divieti e si sa la fine che fanno.
Gesù per farsi seguire, aveva bisogno di rimettere le macchine a nuovo, rimetterle su strada, fare il tagliando, ma di quelle folle osannanti sotto la croce nemmeno l’ombra