“Credi nel Signore Gesù e sarai salvato” (At,16,31)

“Credi nel Signore Gesù e sarai salvato” (At,16,31)

Oggi la liturgia ci mette davanti l’opera di Dio attraverso i suoi discepoli su cui è sceso lo Spirito Santo.
La fede del carceriere non nasce tanto dal veder aperte le porte della prigione, quanto il trovare i prigionieri al loro posto, pronti a rassicurarlo perchè nessun male derivasse dalla loro fuga.
Non sono cose che capitano incontrare persone che si preoccupano più dell’incolumità altrui che della propria.
Questo amore disinteressato suscita nell’uomo il desiderio di una salvezza che non può essere incatenata, una salvezza che ti mette al sicuro dai terremoti del mondo. “Cosa devo fare per essere salvato?” “Credi nel Signore Gesù”
L’uomo con tutta la sua famiglia si mette in ascolto della Parola di Dio con l’animo disposto ad accoglierla.
Il Battesimo che poi riceve lui e tutti quelli della sua casa non può prescindere dalla conoscenza del Datore del dono, sì che poi la comunione, la condivisione di quello che ha con i fratelli in Cristo insperatamente scoperti è naturale in quanto figli di un unico Padre e famigliari di Gesù.
Ma quello che sembra un racconto favolistico è una straordinaria realtà che sperimenta nella sua vita ordinaria chi si è lasciato riempire dallo Spirito di Dio.
Per la maggior parte dei cristiani lo Spirito Santo è un illustre sconosciuto, per me era un optional fino a quando non ne ho fatto esperienza.
Dio non si manifesta a tutti nello stesso modo, ma chi lo incontra riconosce ciò di cui sente nostalgia.
Arriva il momento di mettersi da parte, di dare all’altro di fare la sua parte.
Nella Trinità vediamo la perfetta comunione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, uniti nel pensare, nel volere e nell’agire, ognuno esercitando la propria funzione nell’ambito di un amore vicendevole e fecondo.
E’ quella che viviamo l’era, il tempo dello Spirito.
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” Dio resiste ai superbi ma dà grazia agli umili” (1Pt 5,5)

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” Dio resiste ai superbi ma dà grazia agli umili” (1Pt 5,5)
“Andate in tutto il mondo e proclamate il vangelo”, trovo scritto sul calendario liturgico dello scorso anno, parole tratte dalla liturgia della festa di San Marco evangelista, come lo sono le parole che quest’anno l’editore ha scelto per sottoporle alla nostra meditazione.
Umiltà, grazia, annuncio del vangelo, testimonianza, vanno di pari passo e sono facce di una stessa medaglia, una medaglia che ogni volta mi stupisce e mi apre il cuore alla meraviglia, allo stupore alla lode e al ringraziamento.
Se parto dall’invito di Gesù ad andare in tutto il mondo a proclamare il vangelo, non posso che prendere atto che è impossibile anche solo spostarsi da questa sedia a cui sono ancorata, dopo una notte di fuoco.
Ho lasciato in punta di piedi la camera per permettere al mio sposo di riposare e sono venuta qui in sala, davanti alla finestra su cui i fiori bagnati dall’acqua e strapazzati dal vento continuano a parlarmi di Dio e delle sue meraviglie.
Fiori rossi, rosa, bianchi, lilla, gialli azzurri, colori che nessun temporale può cancellare dalla mente, dalla memoria, anche quando appassiscono e muoiono, anche quando sono in gestazione nel grembo della terra prima che esploda la primavera.
Ma decisamente oggi è un giorno grigio umido e piovoso e per niente accattivante, se non fosse questo piccolo spazio in cui mi sono rifugiata per meditare la parola di Dio che si è dilatato all’infinito e ha traslocato il mondo nella mia casa.
Così, ricordando il passato, pregusto il futuro vivendo un presente di grazia e di amore, di ricerca e di abbandono alla grazia di Dio.
Non posso andare ai confini del mondo per annunciare il vangelo ma sono certa che questo tempo passato in Sua compagnia Dio lo userà perchè la Sua parola si compia. Come non so.
Ieri mattina che le previsioni davano come giornata funesta per qualsiasi uscita , il Signore mi ha fatto il regalo di veder splendere il sole mentre pregavo connessa con don Massimo e gli scout riuniti sul colle della casa in campagna, a poca distanza da qui, dove Franco li aveva ospitati per via del probabile maltempo nel luogo lontano preventivato.
Gli avevo raccomandato di far benedire quella terra ereditata dove aveva conosciuto la donna che ha sposato da cui ha avuto Giovanni ed Emanuele, i nostri libri di carne.
Quella terra è sempre stata causa di divisioni nell’ambito della famiglia d’origine di Gianni e nella nostra, tanto che avevamo di comune accordo deciso di venderla.
Ma una profezia ci aveva detto che il Signore ci voleva parlare in disparte, su un monte, il monte dell’eredità e voleva con noi fare grandi cose.
Per quanti sforzi abbiamo fatto la conclusione di qualsiasi discorso era il disaccordo, la rabbia, il dolore per ciò che non riuscivamo a fare di buono in quella terra.
Così don Massimo ci ha detto la messa e Franco mi ha mandato la foto mentre solleva in alto le mani al cielo sgombro di nubi, immerso in un paradiso come poi ha detto.
Ho pregato tanto ieri mattina su quel monte, perchè la maledizione si cambiasse in benedizione, perchè quello che ci era stato tolto ci venisse restituito moltiplicato come suole fare nostro Signore.
E così è stato. Gianni dopo giorni di incomprensibile dolore al ginocchio e immobilità forzata me lo vedo davanti che cammina liberamente… Nel mio nome cacceranno i demoni..
San Giorgio ero certa che avrebbe messo una buona parola perchè fossimo liberati da tutte le iatture che ci erano venute da quell’eredità.
Ma se Gianni è guarito a me sono aumentati i problemi, visto che la notte, come al solito, l’ho fatta bianca per una sinusite che mi impediva di respirare se stavo allungata.
Sono certa che Dio sta operando attraverso la nostra debolezza, sono certa che combatte al mio fianco perchè questa notte e questa mattina non riesco a pregare se non con le parole dei salmi più belli..
Alzo gli occhi verso i monti da dove mi verrà l’aiuto… su ali d’aquila ti porterà.. sei il mio rifugio… benedici il Signore anima mia…
Per quello che mi ricordo non sono riuscita questa notte e neanche questa mattina a spostarmi dalla sua parola di speranza, di comunione, di amore.
Il Signore libera i prigionieri, il Signore rialza chi è caduto..
Chi è come te Signore?
Benedici il Signore anima mia non dimenticare tanti suoi benfici…

Salvezza

(Sul monte il signore si fa vedere” (Gn 22,14)

Il Signore si fa vedere quando gli offri tutto ciò che di più caro tu hai, si fa vedere quando rinunci a capire, quando ti fidi ciecamente di Lui che è Padre e vuole che tu viva bene e in eterno.
Il Signore si fa vedere quando c’è qualcosa che non sei capace di fare, dire, pensare, quando hai qualcosa o tanto o tutto che ti manca.
Il Signore si fa vedere se accetti di salire sul monte, il monte delle beatitudini, il monte della passione, del rifiuto, della testimonianza, dell’offerta, del dono di Dio al suo popolo.
Il Signore si fa vedere nelle notti più buie della tua vita, quando non hai vie di scampo, mani che ti sollevino dalla polvere, mani che ti accarezzino, mani che ti cercano, quando sei solo, abbandonato, tradito, quando la tua vita perde senso e la morte ti fa paura.
Dio si fa vedere se tu accetti di salire sul monte della sua gloria e della sua disfatta, il monte della vergogna e dell’orgoglio di ogni cristiano che pensa e crede che la nostra forza sia il prezzo.
Il prezzo pagato per il nostro riscatto, perchè è lui che provvede all’offerta sacrificale, non noi. Tutto è suo, il corpo, la mente, il cuore.
Se ci mettiamo nelle sue mani sarà Lui a disciplinare la nostra volontà verso il bene, nostro, non suo.
Viviamo legati, paralizzati dai lacci che ci imprigionano, lacci, paralisi ereditati dai nostri progenitori che non ascoltando la Parola di Dio hanno voluto allontanarsi dalla sua casa e si sono impigliati in trappole mortali che li tengono imprigionati davanti alle porte del paradiso.
La liturgia oggi ci presenta due personaggi, uno del vecchio e uno del nuovo testamento, due persone legate, paralizzate, incapaci di muoversi. Isacco e il paralitico.
Non importa se a causare la nostra paralisi siamo stati noi o i nostri antenati, non conta se sia giusto o non giusto che ci capiti di essere nelle condizioni del paralitico o in quello del tutto innocente di Isacco.
Dio libera, Dio ama, Dio ci scioglie.
Dio si fa vedere sul monte.
 

Rischi

“Sei venuto a tormentarci prima del tempo?” (Mt 8,29)
Lo dicono i demoni che si erano impossessati di due poveri disgraziati, ma lo pensano anche gli abitanti di Gerasa quando vedono il prezzo da pagare per vivere in pace.
Gesù scomoda tutti, non c’è che dire. I suoi interventi non danno paradisi immediati di vita godereccia senza problemi. Tutt’altro. La lotta contro il male è impegnativa, faticosa, sfiancante, rischiosa perchè ci puoi rimettere la testa, la vita, come tutti i martiri che hanno testimoniato fino in fondo che Gesù è il Signore, che le potenze del male non prevarranno.
Ma a ben pensarci il male di per se stesso non ti paga e non ti appaga se non per un periodo molto limitato di tempo. Perchè l’inferno è vivere come i due indemoniati del vangelo di oggi, isolati, separati dalla comunità che non ama quelli che disturbano il loro quieto vivere.
Il quieto vivere quindi sembrerebbe frutto della fede, il paradiso perduto, ma anche qui c’è da riflettere e molto.
Noi tendiamo ad attribuire ad altri la responsabilità di quello che ci accade e non amiamo rimetterci in discussione.
Non mi sento un indemoniata, questo è certo, nè un demonio, ma sicuramente mi sento una di quelli che sente minacciato ciò che possiede dall’eseguire alla lettera quello che dice Gesù.
Faccio fatica a rinunciare a certe cose che non contribuiscono alla mia salute spirituale e per questo chiedo al Signore il distacco da tutto ciò che mi è stato consegnato e che devo restituire.
La mia preghiera incessante è proprio finalizzata a vivere come se fossi povera, pur essendo ricca di tutto, perchè ho Lui che è la mia unica e vera ricchezza.
Non è facile nè scontato rinunciare a ciò che hai di più caro per estirpare il male che scardina la casa dalle fondamenta.
Da poco abbiamo tagliato un pino alto e maestoso la cui ombra l’estate ci dava un po’ di refrigerio. Le sue radici avevano sconnesso le scale del portone d’ingresso e avevano dissestato anche parte dei muri di sostegno.
L’abbiamo dovuto abbattere perchè lalo casa ci sarebbe crollata addosso.
Gli uccellini ora al mattino non mi svegliano più con i loro cinguettii, ed era una festa un canto che mi portava a lodare e ringraziare Dio.
Ora la casa è immersa nel silenzio e il canto si è trasferito nel mio cuore, perchè l’ì dov’è il tuo cuore c’è anche il tuo tesoro.